Si
congratulano Cantone, Elkann, Giusi Nicolini, Armani, gli stesi Benigni e
Sorrentino,e tutti gli interpellati, per l’emozione dell’invito di Obama al
solenne dinner habillé alla Casa Bianca. Mentre sono convitati di Renzi, cui Obama
ha delegato la scelta della fetta italiani dei quasi 400 partecipanti. Una
spedizione americana, con l’aereo della Repubblica Italiana, del “Sì”.
“la Repubblica” non dà la notizia dell’assoluzione
di Confalonieri e Berlusconi jr. sui diritti tv. Nulla di male. Ma la pubblica
il giorno dopo, in breve, in una pagina che annuncia un nuovo processo a Berlusconi
per le sue feste. Giornalismo o odio? O vogliono sbugiardare la berlusconiana Procura
di Milano (Berlusconi è sempre meglio che lavorare)?
Due
inviati del “Corriere della sera-Roma” all’Ama, l’azienda dei mezzi pubblici, Fulvio
Fiano e Rinaldo Frignani, per indagare sulle reimmatricolazioni dei vecchi
autobus, le cui targhe si erano scolorite. Ogni targa nuova costa uno spreco
enorme, 100 euro: che scandalo.
L’Italia?
“È un povero paese, in cui l’uomo non conta niente, e senza difese” annota Malaparte,
“Journal d’un étranger à Paris”, nel 1947 o 1948: “Le leggi ci sono, ma di
fatto in Italia si è preda dei delatori, della polizia, della magistratura. Si
può essere accusati di qualsiasi delitto, arrestati, tenuti in prigione. E senza
mezzo di difendersi, se non si hanno amicizie potenti”. Malaparte, reduce da plurimi processi e arresti sotto il
fascismo, non trova nulla di cambiato con la Repubblica.
L’Italia
oggi è diversa da quella del 1948? Beh, il “potere” di delazione – presso i media
e i poteri - è passato dalla polizia ai giudici: il processo si è semplificato,
si è abolito un anello, dalla delazione direttamente alla condanna.
Mario Monti
morettiano (“mi si nota di più se…”) si schiera per il “No”. Non richiesto, ma
con immutata albagia. Non entra nel merito della riforma, premette, ma lamenta
“corruzione, evasione fiscale e una classe politica” che abusa del denaro
pubblico. Come tutti siamo soliti dire, al bar e fuori. Forse il Professore non
è cattivo, come era sembrato al governo, benché sorridente.
Alberto
Stabile ad Aleppo per “la Repubblica” documenta che una metà della città è
governativa. Non lo sapevano, anche se si parla di Aleppo ogni giorno. Abbiamo
sempre saputo di una città “liberata”, di cui Putin bombarda ogni giorno coi
missili le scuole e gli ospedali, per conto del governo esautorato di Assad.
Lamentano
alla chiesa dei francescani ad Aleppo la pioggia continua di missili di
jihadisti e altri ribelli. Che però restano a noi sconosciuti. Che guerra ci
hanno raccontato in Siria? Di che guerra di liberazione parla l’Onu, Staffan de
Mistura?
La guerra
di liberazione che stiamo facendo alla Siria sembra un affare di servizi segreti.
È possibile? Marc Bloch, “La guerra e le false notizie”, inorridirebbe, benché in
guerra fosse proprio al servizio (dis)informazioni: bufale sì, ma fino a un
certo punto. Evidentemente però si può: il canovaccio sembra quello di Dustin Hoffmann
nel film “Sesso & potere” di Barry Levinson, il produttore di cinema
fallito che sceneggia madri in fuga con bimbi sotto le bombe su richiesta.
Salta a
Torino , per i tempi ormai troppo corti, la mega-mostra di Manet prevista alla
Galleria di arte moderna tra un anno. La presidente della Fondazione
organizzatrice, Torino Musei, Patrizia Asproni, dice: “Ho personalmente chiesto
d’incontrare la sindaca immediatamente dopo la sua elezione”, a metà giugno, “e
mi è stato concesso il primo appuntamento il 24 ottobre”. I 5 Stelle come la
sanità pubblica.
In realtà
la sindaca Appendino ha voluto far saltare la mostra per far saltare Asproni.
Per un posto.
Lo
stesso non avrà fatto Raggi a Roma con le Olimpiadi? Magari voleva solo far
saltare Montezemolo.
Si svela
infine, al quarto giorno otto giorni fa, il build-up
bellico del “Corriere della sera” contro la Russia: Gentiloni vuole assediarla,
metterla sotto assedio.
È il
nuovo “Corriere della sera” targato Cairo? Sembra il “Times” quando lo comprò
Murdoch. Il giorno dopo era un giornale alla “Sun”.
Ma al
“Times” ci furono obiezioni di coscienza. Ora c’è la crisi, e bisogna sopportare,
ma un po’ d’ammuina? Sembra che ai giornali dia fastidio che ci sia ancora
qualcuno che li compra.
Questa
guerra alla Russia Renzi la vive come i 500 euro ai ragazzi per andare al
cinema: un po’di diaria (trasferta e operatività) per un battaglione, per un anno
o due. Quanto basta per comprare casa al ritorno.
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