Il viaggio di Falcone a Mosca
non ci fu. Era in calendario a fine maggio 1992, ma una settimana prima ci fu
l’attentato di Capaci. Un attentato “militare”, il primo nella storia della
mafia.
È l’ultimo dei misteri
sull’“oro di Mosca”, il fiume di denaro, in dollari o lingotti d’oro, che il
Pcus, il partito comunista sovietico, dispensò fino al 1991, fino alla fine, in
Europa, dalla Finlandia all’Italia e al Portogallo, e in tutto il mondo,
tramite un Fondo di assistenza internazionale. Questo conto speciale del Pcus
era il n. 1 dei conti all’estero della Vnesheconombank, la banca sovietica del
commercio estero.
Bigazzi, già autore con
Valerio Riva vent’anni fa di un voluminoso”Oro da Mosca”, non ci torna su. Ma
spiega in dettaglio che la materia interessava molto Falcone. Anche per le
insistenze di Cossiga, il presidente della Repubblica – per le possibili
connessioni con la “Gladio Rossa”, se non col terrorismo. E si chiede perché il
dossier fornito dall’autorità
giudiziaria russa alla Procura di Roma, retta allora da Ugo Giudiceandrea, e
cioè la documentazione approntata per il viaggio di Falcone, sia rimasta lettera
morta: “Dopo l’esplosione, con una rapidità che oggi lascia perplessi, tra Roma
e Mosca le cose tornarono come prima”, cioè non tornarono.
Di suo, il giudice Stepankov,
che fu l’ultimo Procuratore Generale a Mosca dell’era sovietica, e il primo
della nuova Russia, poi allontanato per divergenze col presidente Eltsin,
espone in dettaglio l’esito dell’inchiesta che allora condusse sull’uso delle
casse dello Stato da parte del Pcus, per fini non istituzionali. Un’inchiesta
che accertò molto. Anche se la fine dell’Urss, dopo il fallito golpe del Pcus a
Ferragosto del 1991, fu seguita in due mesi da 1.746 suicidi di alti dirigenti
del Pcus e dell’Urss – mentre nasceva, nello stesso periodo, una cifra analoga,
1767, di joint venture russe all’estero, cioè una fuga monstre di capitali. La documentazione di Stepankov è importante perché
Eltsin ordinò la distruzione di “gran parte dei documenti d’archivio”.
Il libro è anche una
celebrazione di Falcone. Stepankov era venuto a Roma a trovarlo, per chiedergli
lumi e collaborazione nella lotta alle mafie russe. E ne è rimasto ammirato.
Falcone era stato a Mosca nel gennaio1987, per una serie di conferenze.
Aggregato a una missione del Cesme palermitano, Centro mediterraneo di
promozione culturale e di studi giuridici, economici e sociali, col presidente del
Centro, Beniamino Tessitore, e altre personalità isolane, tra esse il suo futuro
nemico Leoluca Orlando.
Francesco Bigazzi-Valentin
Stepankov, Il viaggio di Falcone a Mosca,
Mondadori, pp. 143, ril. € 20
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