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lunedì 27 gennaio 2025

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (583)

Giuseppe Leuzzi


Due persone su cinque in Calabria, Sicilia e Campania sono a rischio povertà. La più alta percentuale di tutta l’Unione Europea – se si esclude la Gyuiana francese in Sud America (ma è il posto della Cayenna). C’è qualcosa che non funziona nelle statistiche.
La regione in tutta Europa a rischio povertà più basso? In Romania…..
 
La rivoluzione che non ci fu all’unità
“Ti ricordi quand’io ti diceva - In Sicilia non c’è mai stato granché ed ora non c’è più nulla. I nostri si fanno illusione, come è il solito, sarà la seconda edizione aumentata e ingrandita di Pisacane e di Sapri?! Or bene – nulla di più vero dei miei presentimenti. Rivoluzione in Sicilia non ce n’era mai stata”. Ippolito Nievo, 29 anni, da Palermo dov’è arrivato con i Mille, Intendente (addetto all’amministrazione) di Garibaldi, scrive alla cugina Bice già il 24 giugno 1860. Alla conquista di Palermo “i Picciotti fuggivano d’ogni banda”, e dentro la città vuoto e silenzio: “Dentro pare una città di morti; non altra rivoluzione, che sul tardi qualche scampanio …. Tutti mi fanno la corte per suppliche raccomandazioni ed impieghi – principi e principesse, Duchi  e Duchesse a palate agognano 20 ducati 12 al mese di salario”. E alla madre, l’1 luglio: “I Siciliani sono tutti femmine; hanno la passione del tumulto e della comparsa: e i disagi e i pericoli li trovano assai meno pronti delle parate e delle feste... Tutta la rivoluzione era concentrata nelle bande campagnuole chiamate qui squadre e composte per la maggior parte di briganti emeriti che fanno la guerra al governo per poterla fare ai proprietari”.
Una lettera sbadata, quella a Bice, una prima o seconda lettera, il tentativo di riallacciare un rapporto, tanta era la solitudine a Palermo, dopo la superattività dei due mesi precedenti, tra l’arruolamento a Quarto, in tutta segretezza, il viaggio, lo sbarco, le scaramucce, Calatafimi – e la fatica, la sporcizia. L’entrata a Palermo descrive come di “straccioni. Io era vestito come quando partii da Milano; mostrava fuori dei calzoni quello che comunemente non si osa mostrare mai al pubblico, e portava addosso uno schioppettone che consumava quattro capsule per sparare un colpo – per compenso aveva un pane infilato nella baionetta, un bel fiore di aloè sul cappello, e una magnifica coperta da letto sulle spalle alla Pollione”.
La prima lettera, il 28 maggio, era stata entussiasta, sullo sbarco e la campagna militare, fino alla conquista di Palermo. Un mese dopo, il giovane scrittore fa con leggerezza, come di cosa vista, un saggio, e un testamento, politico (il giovane scrittore morirà otto mesi dopo, per il naufragio del vapore nell’agognato per mesi viaggio di ritorno). Un trattato in poche righe di sociologia politica e di politica: “Qui si vive in pieno Seicento, col barocchismo, le raffinatezze e l’ignoranza di allora. – Tanto è vero che ad esso noi dobbiamo farla da carabinieri contro i nostri alleati di ieri!… Saprai novelle della cosiddetta rivoluzione di Sicilia e che fu tutto merito nostro che le abbiamo creduto, e l’abbiamo suscitata o per meglio dire fatta da noi soli! Figurati, con tali precedenze, se sul futuro si può ragionare! Chiudiamo gli occhi, vogliamoci bene, e tanto basta per ora”.
 
Un Paese residuale
“Soffermati sull’arida sponda,
Volti i guardi al varcato Ticino,
Tutti assorti nel novo destino,
Certi in cor dell’antica virtù,
Han giurato: Non fia che quest’onda5
Scorra più tra due rive straniere:
Non fia loco ove sorgan barriere
Tra l’Italia e l’Italia, mai più!...”
Non si parla molto ultimamente di Manzoni. Nemmeno per le celebrazioni: non per i 150 anni del teatro che porta il suo nome nel 2022, né per i 150 anni della morte nel 2023 – a parte la moneta da 2 euro (roba romana, da Zecca). Ne hanno parlato ultimamente i siciliani: Sciascia, devotissimo, Camilleri. I milanesi sono fermi a Gadda, un secolo fa – e solo al romanzo: tragedie, inni, storie, pure pregevoli, kaputt. Nel mezzo Natalia Ginzburg, senza misericordia.
Non se ne è parlato neppure prima, nel 2021, due secoli dall’ode “Marzo 1821” che si vuole Manzoni abbia scritto di getto, tra il 17 e il 21 marzo dello stesso anno, e che pubblicherà dopo - e in omaggio a - le Cinque Giornate di Milano contro il dominio austriaco nel 1848. Un inno, che pure è bellissimo. Sonante, tuonante, battagliero. “Giovanile” (per dire non “manzoniano” - senile, saputo, saggio).
Ode intelligente anche, politicamente, storicamente, e generosa. “In onore delle cinque giornate di Milano, Manzoni pubblica l’ode “Marzo 1821”, dedicata «alla illustre memoria di Teodoro Koerner - poeta e soldato – della indipendenza germanica – morto sul campo di Lipsia il giorno 18 ottobre 1813 – Nome caro a tutti i popoli – che combattono per difendere – o per riconquistare una patria»”, ricorda il sito Ministero della Difesa, e commenta: “Come era stata giusta e santa la guerra dei tedeschi contro l’impero napoleonico, altrettanto giusta e santa era la guerra degli italiani contro l’invasore austriaco”.
Ma senza più eco, in effetti è un’altra Italia, questa. Si sta insieme giusto per guadagnare di più - un po’ di turismo delle rovine, e un po’ di made in Italy, pizze, abiti. Con un piede volentieri mezzo fuori, e senza lamenti o rimpianti, Tanto, per la vacanze, o a Ferragosto, anche a Natale, per la mama o per la nonna si può sempre tornare.
 
Terra di centenari
Dallo straordinario studio Istat “Centenari: in 10 anni oltre il 30% in più” emerge un Sud tenace, coriaceo. I numeri in assoluto, di centenari e di supercentenari (“individui di 110 anni e più”) non sono molti al Sud – la Lombardia vene fuori in assoluto la prima col più gran numero. Ma in termini relativi, cioè in rapporto alla popolazione, sì. Specie per i semi-supercentanari (105 anni e più): tra le prime cinque regioni figurano Molise, Basilicata e Abruzzo, nell’ordine, con la Liguria al secondo posto e l’Emilia-Romagna al quinto. Sesta viene la Sardegna, nona la Calabria.
Un dato che contrasta con le condizioni socio-sanitarie delle regioni del Sud. Forse mitigate dalla persistenza della figura del medico di base come vecchio medico condotto, quello che conosce i pazienti. E in ragione della demografia sparsa, in ambiente poco urbanizzato. Dell’alimentazione forse, come usa dire - del cibo cucinato, meno artefatto. Ma soprattutto, viene da pensare, di figli e nipoti accudenti: di molto pazienza, e dedizione - in ragione della persistenza, in qualche forma, della famiglia. 
Non tutto è da buttare del Sud. Non la “dieta mediterranea” evidentemente – che al Sud è di fatto un po’ “pesante”. Un modo di vita diffuso persiste, anche a costo di stremanti pendolarismi. La famosa “restanza” teorizzata dall’antropologo Vito Teti, che può aiutare. Può costituire un modo di essere e di vivere fertile, ora possibile anche nella contemporaneità, col lavoro a distanza.
 
Cronache della differenza: Napoli
Quattro film che la celebrano, in vario modo, tra 2024 e 2025: due italiani, “Parthenope” e “Napoli-New York”, uno francese, “Criature”, e uno italiano ma di soggetto inglese, “Hey Joe” – tratto da “Napoli 1944”, l’epopea dello sbarco, di Norman Lewis.  Napoli era tuta un teatro, ora è tutta un cinema – tutta un palcoscenico, tutta un set (comprese le stazioni della metro). Mentre è – era, è stata – un’arena del canto, ritmico, melodico, poetico, melodrammatico.
 
“Circa il 40 per cento dei contenuti prodotti in Italia su Tik Tok”, il set virtuale dove ognuno può farsi personaggio, “riguarda Napoli e il. suo Hinterland”, Marcello Ravveduto, professore di Digital Public History a Salerno e Modena-Reggio Emilia, al modo delle “grandi metropoli che hanno vita  autonoma rispetto alle proprie nazioni”, New York, Buenos Aires, Rio de Janeiro(“Napoli ha la capacità di costruire un immaginario che invade il panorama mediatico mondiale”).
 
“Che bella Napoli! Ma che sporcizia. Ma che luridume!”, scrive Antonia Pozzi, milanese, quindicenne alla nonna, dalla Pasqua che passa col padre a Napoli – siamo quindi nel 1927: “La stanno facendo diventare la più pulita, la più elegante, la più ricca città d’Italia!” La più ricca addirittura – è anche vero che Milano, specie in quegli anni lì, tra le guerre, era grigia e deserta. La “stanno facendo” sottintende un fatto di governo. Di volontà politica, di applicazione. Che, si vede, poi è mancata.
 
“Un’esecuzione a Napoli vale più di duecento in Germania”, Mozart al padre Leopoldo, nel 1770. Un’esecuzione capitale, coi rulli di tamburi, con le fanfare? No, un’esecuzione musicale. Con un: “Ps: anche se pagano poco”.
 
Le rabbiose sparatorie dei ragazzi alla “Gomorra” che ora imperversano, anche se in città, o in paese, in piazza, e contro altri ragazzi, e non su una spiaggia livida all’alba, deserta, erano di prima o sono venute dopo il film di Garrone?
 
È impressionante come un ragazzo può comprarsi una pistola, che costano caro, specie di sottomano. Non c’è più la famiglia a Napoli, dove era tutto – “un figlio è parte di te stesso” se lo diceva un personaggio di Eduardo, ma di una commedia antica.


leuzzi@antiit.eu


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