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Primo Levi e l’Europa che non può essere
Nello speciale del settimanale, venti pagine,
per la Giornata della Memoria, spicca una lettera che Primo Levi, liberato da Auschwitz,
indirizzava a Bianca Guidetti Serra a Torino da Katowice il 27 aprile 1945: in
poche righe il futuro scrittore ricostruisce un mondo, passato, presente e futuro.
Con la nozione dei “sopravvissuti”, di cui fa la lista completa: 5 su un convoglio
dei deportati da Fossoli di 600 persone. E con la “generosità senza pari di
Lorenzo Perrone, un muratore di Fossano che oltre a permettermi di comunicare con
i miei, mi ha portato quasi quotidianamente, per 6 mesi, il cibo che detraeva
dalla sua misera razione” – a sprezzo dela vita: “comunicare con Perrore era,
per me e per lui, un grave rischio”. E con i “sotterfugi per sopravvivere”.
Con la stranezza di un pacco viveri spedito
dall’amica torinese che era in qualche modo arrivato ed era stato consegnato ad
Auschwitz – nella meticolosità dello sterminio si poteva: Guidetti Serra, coetanea
e compagna di escursioni in montagna di Primo Levi e della sorella Anna Maria,
non era ebrea.
Di questo dà conto e spiegazione Domenico Scarpa
nella estesa presentazione della lettera. Nel quadro della mostra “Giro di
posta. Primo Levi, le Germanie, l’Europa” che si apre giovedì a Torino. Un’Europa
che Primo Levi (alla voce “Potassio”, in “Il sistema periodico”) si disegnava
con i coetanei ebrei quando la guerra era perduta: “Nel gennaio del 1941 le
sorti dell’Europa e del mondo sembravano segnate. Solo qualche illuso poteva
pensare che la Germania non avrebbe vinto”. Ma per ciò stesso nasceva l’idea
della Resistenza, che bisognava opporsi - reagire al governo, a Mussolini, al
fascismo. Per “restituire l’Italia all’Europa”. E questa fu la preoccupazione
costante di Primo Levi llibero, mentre girogavava nel tortuoso percorso del rientro.
Un’Europa che si è ridotta ora, imbelle, alla lacerazione e all’eclisse. “Primo
Levi”, può scrivere Scarpa, “sarà tra i pochi la cui idea di Europa comprende
anche i paesi dell’Est, a cominciare dalla Russia”. Comprendeva nella “guerra fredda”,
con tutta la “cortina di ferro”. Che si pensava il massimo dell’antagonismo, ma
l’“Occidente” aveva in serbo altre sorprese per l’Europa – compresi molti willing
executioner europei.
Domenico Scarpa (a cura di), Primo Levi,
un’altra Europa, “La Lettura” € 1
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