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lunedì 10 marzo 2025

Dieci anni fa lo scippo Sai - per “fare una banca” all’ex Pci

Domanda: “Gli inquirenti la sospettavano di falso in bilancio aggravato, false comunicazioni sociali, manipolazioni del mercato”. Risposta: “Io sapevo di essere innocente e resto convinta che lo sapessero già anche loro”. Giulia Ligresti, abusata dalla giustizia per sei anni, dodici anni fa, ha diritto infine a un’intervista risarcitoria sul “Corriere della sera”, il giornale di Milano – anche perché ha deciso di scrivere la verità in un libro.
Ligresti è stata assolta nel 2018 perché “il fatto non sussiste”. Ma dopo aver perso la salute, e l’assicurazione Sai, passata a ingrossare Unipol, quelli dell’“abbiamo una banca” di Consorte col segretario dei Ds, ex Pci, Piero Fassino. Sai era la seconda assicurazione dopo Generali.  
Dei due giudici che hanno rovinato Giulia Ligresti uno fa lo scrittore di gialli in provincia di Como, Vittorio Nessi. L’altro, Marco Gianoglio, ha creato e anima Area Democratica per la Giustizia – una sua corrente sindacale, con la quale tenta di scalare Magistratura Democratica dall’esterno.
La vicenda ha un secondo volet. Liquidati i Ligresti, grazie anche al pronto riallineamento politico di Mediobanca post-Cuccia, erano insorti problemi sui modi e le misure con cui Unipol aveva fagocitato Sai, e la Procura di Milano aveva aperto un’inchiesta. Indagava il giudice Luigi Orsi, uno che non aveva avuto timori a inquisire perfino Carlo De Benedetti, e quindi non era affidabile. Pronti Gianoglio e Nessi avocarono l’inchiesta a Torino, aggiungendo una seconda ipotesi di reato – per poi mandare subito assolto l’indagato Cimbri, l’ad di UnipolSai.
L’assegnazione dell’inchiesta UnipolSai ai due di Torino fu decretata in Cassazione da Aldo Policastro, che si definisce “colonna” di Magistratura Democratica, la corrente sindacale dell’ex Pci.
P.s. - Curiosamente “Il Fatto Quotidiano”, una sorta di organo allora dei giudici “democratici”, contestava nella fattispecie all’eccellenza Policastro “un clamoroso errore”. Ma senza ravvedimento - per i giudici non è come per gli arbitri, che vengono “puniti”. Questo “Il Fatto”:
“ L’indagine sulla fusione UnipolSai è stata strappata alla Procura di Milano e mandata a quella di Torino sulla base di un clamoroso errore della Procura generale della Cassazione: non ha tenuto conto che la pena per la manipolazione di mercato, che era da 1 a 6 anni, nel 2005 è stata raddoppiata, da 2 a 12 anni. La vicenda ha origine nel giugno 2014, quando tra i pm di Milano (Luigi Orsi) e Torino (Vittorio Nessi e Marco Gianoglio) scoppia un conflitto per chi deve condurre l’indagine sulla fusione tra Unipol e Fon-sai. Venerdì 12 settembre la procura generale della Cassazione comunica che dev’essere Torino. E lo motiva in un decreto di 12 pagine firmato dal sostituto procuratore generale Aldo Policastro, il quale spiega che entrambe le sedi giudiziarie procedono ipotizzando a carico di alcuni indagati, tra cui l’amministratore delegato di UnipolSai Carlo Cimbri, il reato di manipolazione di mercato (articolo 185 del Testo unico finanziario, pene da 1 a 6 anni), ma Torino ci aggiunge anche le false comunicazioni sociali (articolo 2622 del codice civile, pene da 2 a 6 anni)”.
Semplice, no? La “manipolazione di mercato” è punita da 2 a 12 anni, ma Policastro può decidere di no, e l’affare è fatto.
L’articolo del “Fatto”, del 16 settembre 2014, merita una lettura, per le tantissime “escogitazioni” di Policastro a favore di Torino invece di Milano, cioè del duo Norri-Gianoglio.

Ps 2 - Durante la detenzione di Giulia Ligresti ci fu anche un intermezzo semi-istituzionale. Poiché da ragazza aveva sofferto di anoressia, la matrigna Gabriella Fragni consigliò di cointeressare alla sua detenzione il ministro degli Interni, amico di famiglia, in quanto responsabile del Dap, per assicurarle un trattamento adeguato. Norri e Gianoglio lo seppero e si agitarono molto. Fecero anche sapere che un figlio del ministro era o era stato dirigente della FondiariaSai, la compagnia assicurativa dei Ligresti. Ministro era un prefetto, Annamaria Cancellieri. Un ministro tecnico. Ma era il governo di  Mario Monti. E la cosa finì lì - Norri e Gianoglio si spinsero poi a chiedere la scarcerazione di Giulia Ligresti, per la detenzione ai domiciliari, ma il gip inflessibile disse no (Silvia Salvadori, oggi alla Procura Generale in Cassazione).       

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