Il banco vince sempre, o no
Il contabile della
ditta risolve a Londra un problema al Grande Capo, che lo omaggia di una luna
di miele pagata al Grand Hotel di Montecarlo. Dove gli dà appuntamento ma non si fa
vedere. Le cose si mettono dunque male, ma no problem. L’albergo gli
anticipa graziosamente milioni, poiché è ospite del magnate. E a Montecarlo c’è
il casinò. Dove il ragioniere matematico rischia di diventare non solo milionario,
ma addirittura padrone della ditta.
Non un giallo, non ci sono morti, ma molte
curiosità e ribaltamenti, dentro l’ordinario, sul solco del giallo all’inglese,
benché - o per questo - totalmente irrealistico. A margine, una parodia feroce del
modo di (non) essere della finanza - allora come oggi: tecnicamente
irreprensibile.
Un “divertimento” dello scrittore “cattolico”,
senza politica e senza il “fattore umano”, scritto nel 1955 e subito tradotto, ma
poi derelitto, e ora quasi introvabile. Che invece meriterebbe.
Graham Greene, Vince chi perde
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