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giovedì 20 marzo 2025

Il sogno dell’Europa unita, un monumento

Tenere quattro milioni di spettatori svegli e attenti per due ore e mezza senza intervallo, e senza barzellette, divagazioni, scherzi, vallette, pin-up, su un tema serio e anche serioso, l’avvenire dell’Europa, resterà un exploit memorabile. Oltre che, per il tema, un monumento di senso civico. Di Benigni attore e anche, a questo punto, autore: scrittore, poeta, drammaturgo, qui anche storico. Tenerli poi incollati al teleschermo sul federalismo europeo è pure commovente – non c’è altra parola, per più ragioni, di passione politica, di capacità di analisi, di politica dell’istruzione, di comunicazione.
Due ore e mezza di un’oratoria coinvolgente, senza un minuto di stanchezza. Come una consacrazione. E mai affettata, sempre convincente, anche se sorprendente. E questa è forse l’emozione maggiore, specie ora che le insidie mercantiliste avvelenano il federalismo. Insieme con una succedanea, per essere semplici cittadini italiani. Per il senso critico e la protettività della storia, della conoscenza critica degli eventi che in cui siamo vissuti e viviamo. Che una riforma stupida prima che ideologica (populista di sinistra…), ha bandito dalla scuola, abbandonando le ultime generazioni al qualunquismo - analfabetismo, social, talk-show, all’industria della pubblicità.  
La celebrazione di ottant’anni di pace, senza precedenti nella storia, è già un exploit, ma non una novità – quattro generazioni, ora cinque, senza guerra. Il peana alla creazione, al tentativo di costruzione, di un’Europa unita, federata, come gli Stati Uniti d’America, anche questa un’esperienza senza precedenti nella storia, è qualcosa di più: geniale. La brillantezza di linguaggio e la capacità comunicativa di Benigni hanno fatto un miracolo. Partendo dal “Manifesto di Ventotene” (con le stesse riserve, curiosamente, e analogamente solo accennate, che nel pomeriggio la presidente del consiglio aveva espresso alla Camera, come offa all’opposizione per perdersi nelle urla – che sono le riserve dello stesso Altiero Spinelli, l’animatore del “Manifesto”, qualche anno dopo: perché stracciarsi le vesti per qualcosa che non si è nemmeno letto (e il “Manifesto” prende poco, una decina di minuti)? Una costruzione interamente nuova. E rivoluzionaria.

Roberto Benigni, Il sogno, Rai 1, Raiplay

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