Tenere
quattro milioni di spettatori svegli e attenti per due ore e mezza senza intervallo,
e senza barzellette, divagazioni, scherzi, vallette, pin-up, su un tema
serio e anche serioso, l’avvenire dell’Europa, resterà un exploit memorabile. Oltre
che, per il tema, un monumento di senso civico. Di Benigni attore e anche, a questo
punto, autore: scrittore, poeta, drammaturgo, qui anche storico. Tenerli poi incollati
al teleschermo sul federalismo europeo è pure commovente – non c’è altra parola,
per più ragioni, di passione politica, di capacità di analisi, di politica dell’istruzione,
di comunicazione.
Due ore e mezza di un’oratoria
coinvolgente, senza un minuto di stanchezza. Come una consacrazione. E mai affettata,
sempre convincente, anche se sorprendente. E questa è forse l’emozione maggiore,
specie ora che le insidie mercantiliste avvelenano il federalismo. Insieme con
una succedanea, per essere semplici cittadini italiani. Per il senso critico e
la protettività della storia, della conoscenza critica degli eventi che in cui
siamo vissuti e viviamo. Che una riforma stupida prima che ideologica (populista
di sinistra…), ha bandito dalla scuola, abbandonando le ultime generazioni al
qualunquismo - analfabetismo, social, talk-show, all’industria della
pubblicità.
La
celebrazione di ottant’anni di pace, senza precedenti nella storia, è già un exploit,
ma non una novità – quattro generazioni, ora cinque, senza guerra. Il peana
alla creazione, al tentativo di costruzione, di un’Europa unita, federata, come
gli Stati Uniti d’America, anche questa un’esperienza senza precedenti nella
storia, è qualcosa di più: geniale. La brillantezza di linguaggio e la capacità
comunicativa di Benigni hanno fatto un miracolo. Partendo dal “Manifesto di Ventotene”
(con le stesse riserve, curiosamente, e analogamente solo accennate, che nel pomeriggio
la presidente del consiglio aveva espresso alla Camera, come offa all’opposizione
per perdersi nelle urla – che sono le riserve dello stesso Altiero Spinelli, l’animatore
del “Manifesto”, qualche anno dopo: perché stracciarsi le vesti per qualcosa
che non si è nemmeno letto (e il “Manifesto” prende poco, una decina di
minuti)? Una costruzione interamente nuova. E rivoluzionaria.
Roberto Benigni, Il sogno, Rai 1, Raiplay
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