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La città dei 15 minuti siamo noi
“Tutto
a portata di sette minuti: primato di Milano, la città più «camminabile”. Lo
dice l’“Economist” e i milanesi sono d’accordo”. Anche gli imprenditori. Cioè
no: “È una città a misura d’uomo”, commenta il presidente di Assolombarda, “grazie
alle dimensioni ridotte e ai servizi ben dislocati”. Ma aggiungendo: “È prioritario
allargare i confini della città”, dei suoi servizi accessibilissimi si residenti, “almeno alla
dimensione metropolitana” - della provincia e oltre, al pavese magari, alla bergamasca,
anche solo a Malpensa.
Lo
studio originale, su cui si basa l’“Economist”, sulla nozione della “città dei
15 minuti” dell’urbanista franco-colombiano Carlos Moreno, è stato messo a
punto da un gruppo di ricercatori della Sapienza di Roma, dei Sony Computer
Science Laboratories presso il Centro Ricerche Enrico Fermi (Cref),
pubblicato due anni fa sulle pagine di “Nature Cities”, che di fatto dice
altro (in sintesi lo studio è tradotto su wired.it, “Servizi a portata di
camminata o di bicicletta, esistono davvero le città dei 15 minuti?”
https://www.wired.it/article/citta-15-minuti-servizi-accessibili-esistono-davvero/)
I ricercatori premettono
che non intendono sbilanciarsi sulla desiderabilità del modello 15 minuiti.
Hanno solo analizzato come funzionano i servzi in molte città. Geolocalizzando,
attraverso Open street map, supermercati, scuole, banche,
ospedali, farmacie, uffici postali, uffici municipali, e luoghi dove fosse
possibile fare attività fisica e partecipare ad attività culturali. E hanno scoperto
che ci sono molte città da 15 minuti,
anche molto grandi.
Al centro città l’accessibilità
è più elevata e i tempi più corti. Man mano che si va verso le periferie
i tempi si allungano. Con quest’ottica, centro-periferie, poche città
possono dirsi policentriche, cioè avere localmente servizi per tutti. E fanno
il caso di Parigi e Barcellona, per esempio. Eliminando la differenza
centro-periferie, e cioè i pendolarismi, molte città, compatte, risultano accessibili
al modello “15 minuti”. Tra esse Milano, Berlino, Dublino, Monaco, che
totalizzano più del 90 per cento di popolazione con servizi a portata di mano.
Una città “diffusa”come Roma lo sarebbe al 70 per cento, percentuale
rispettabile. Altre città europee con un buon equilibrio tra accessibilità ai
servizi e densità residenziale sono Torino e Madrid.
Ma, poi, conta
molto l’integrazione territoriale, l’attività, il lavoro, il sistema produttivo.
Col pendolarismo. E conta molto anche l’urbanistica. La ricerca fa l’esempio di
molte città americane, cresciute con i criteri urbanistici dominanti nel
dopoguerra, dove le zone periferiche, residenziali, più ricche, e molto più
ricche, hanno una bassa densità di servizi. È nelle città tradizionali del
modello europeo, compatte, che si ha un una buona e anche ottima accessibilità
ai servizi. Anche se il modello urbanistico non è, o non lo è più, ottimale per
altri versi – verde pubblico, mobilità, accessibilità dall’esterno.
Matteo Bruno-Hygor Plaget Monteiro Melo-Bruno Campanelli-Vittorio
Loreto, A universal framework for inclusive 15-minute
cities, “Nature Cities"
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