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sabato 15 marzo 2025

La città dei 15 minuti siamo noi

“Tutto a portata di sette minuti: primato di Milano, la città più «camminabile”. Lo dice l’“Economist” e i milanesi sono d’accordo”. Anche gli imprenditori. Cioè no: “È una città a misura d’uomo”, commenta il presidente di Assolombarda, “grazie alle dimensioni ridotte e ai servizi ben dislocati”. Ma aggiungendo: “È prioritario allargare i confini della città”, dei suoi servizi  accessibilissimi si residenti, “almeno alla dimensione metropolitana” - della provincia e oltre, al pavese magari, alla bergamasca, anche solo a Malpensa.
Lo studio originale, su cui si basa l’“Economist”, sulla nozione della “città dei 15 minuti” dell’urbanista franco-colombiano Carlos Moreno, è stato messo a punto da un gruppo di ricercatori della Sapienza di Roma, dei Sony Computer Science Laboratories presso il Centro Ricerche Enrico Fermi (Cref), pubblicato due anni fa sulle pagine di “Nature Cities”, che di fatto dice altro (in sintesi lo studio è tradotto su wired.it, “Servizi a portata di camminata o di bicicletta, esistono davvero le città dei 15 minuti?”
https://www.wired.it/article/citta-15-minuti-servizi-accessibili-esistono-davvero/)
I ricercatori premettono che non intendono sbilanciarsi sulla desiderabilità del modello 15 minuiti. Hanno solo analizzato come funzionano i servzi in molte città. Geolocalizzando, attraverso Open street map, supermercati, scuole, banche, ospedali, farmacie, uffici postali, uffici municipali, e luoghi dove fosse possibile fare attività fisica e partecipare ad attività culturali. E hanno scoperto  che ci sono molte città da 15 minuti, anche molto grandi.
Al centro città l’accessibilità è più elevata e i tempi più corti. Man mano che si va verso le periferie i tempi si allungano. Con quest’ottica, centro-periferie, poche città possono dirsi policentriche, cioè avere localmente servizi per tutti. E fanno il caso di Parigi e Barcellona, per esempio. Eliminando la differenza centro-periferie, e cioè i pendolarismi, molte città, compatte, risultano accessibili al modello “15 minuti”. Tra esse Milano, Berlino, Dublino, Monaco, che totalizzano più del 90 per cento di popolazione con servizi a portata di mano. Una città “diffusa”come Roma lo sarebbe al 70 per cento, percentuale rispettabile. Altre città europee con un buon equilibrio tra accessibilità ai servizi e densità residenziale sono Torino e Madrid.  
Ma, poi, conta molto l’integrazione territoriale, l’attività, il lavoro, il sistema produttivo. Col pendolarismo. E conta molto anche l’urbanistica. La ricerca fa l’esempio di molte città americane, cresciute con i criteri urbanistici dominanti nel dopoguerra, dove le zone periferiche, residenziali, più ricche, e molto più ricche, hanno una bassa densità di servizi. È nelle città tradizionali del modello europeo, compatte, che si ha un una buona e anche ottima accessibilità ai servizi. Anche se il modello urbanistico non è, o non lo è più, ottimale per altri versi – verde pubblico, mobilità, accessibilità dall’esterno.
Matteo Bruno-Hygor Plaget Monteiro Melo-Bruno Campanelli-Vittorio Loreto, A universal framework for inclusive 15-minute cities, “Nature Cities"

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