C’è una logica in Trump, anche se le cronache ci confondono le idee, nelle
paci “imposte”, nei dazi minacciati, rimossi, riminacciati, nell’attacco tutti
azimut alla spesa pubblica, al governo federale. È quella populista, ricorrente
in America ogni paio di generazioni. Doppiata nel partito Repubblicano dalle
limitazioni alla proliferazione federale, allo Stato dei politici, lontano dal
cittadino.
La parola populismo è osteggiata in questa insorgenza come sinonimo di
fascismo, ma è altra cosa - ed è, in America, anche di sinistra (lo è stata per
esempio nel decennio di F.D. Roosevelt. In questa fase è conservativo ma non
reazionario – c’era anche il fascismo “sociale”. Sicuramente non
antidemocratico: è un’espressione democratica – una conformazione della
democrazia, una delle tante.
Molte per esempio sono le analogie dell’attuale momento dell’Occidente –
l’Europa e gli Stati Uniti – con gli anni 1980. La politica naviga da qualche
anno a destra in Occidente. Successe, forse con maggiore radicalità, negli anni
1980. In Italia furono detti anni del “riflusso” – al governo c’erano, bene o
male, i socialisti. Ma nell’autunno del 1980 la Fiat tenne fermo sul
risanamento di Mirafiori, allora una fabbrica gigantesca, dove però lavorava
un\a operaio\a su dieci, e sconfisse gli scioperi, mentre il capo del Pci
Berlinguer ai cancelli patrocinava l’occupazione, con la “marcia dei 40 mila”.
Qualche settimana dopo in America Reagan, reduce da un attentato quasi mortale a
poche settimane dall’insediamento, affrontò con asprezza lo sciopero dei
controllori di volo (per una piattaforma di richieste del tipo: aumenti di
migliaia di dollari, settimana di quattro giorni…..) – indetto da un sindacato
che lo aveva sostenuto nella campagna elettorale. Licenziò gli scioperanti, e
li bandì da ogni futuro incarico federale – il divieto fu abolito dal primo
Clinton, dieci anni più tardi. Gli scioperanti furono licenziati sulla base del
principio stabilito dal presidente Coolidge, 1923-1928: “Non c’è diritto di
sciopero nella sicurezza pubblica, per nessuno, in nessun luogo, in nessun
momento”. Al posto degli operatori licenziati furono tremila estranei al sindacato,
in aggiunta ai tremila che non avevano scioperato, più 900 militari. Nella controversia
furono cancellati settemila voli, ci vollero settimane per normalizzare i voli.
Reagan aveva esordito con un brutale, più di Elon Musk: “Il governo non è la soluzione
del nostro problema, il governo è il problema”.
Due anni dopo Margaret Thatcher annientò il sindacato dei minatori, che
fece inutilmente uno sciopero di un anno e mezzo, tra 1983 e 1984 – e liquidò
l’industria pubblica.
Regana fu anche il presidente della liberalizzazione, sui canoni
dell’economista premio Nobel Milton Friedman, con la riduzione delle tasse,
etc. … Un’operazione non violenta, ma radicale. Mentre stanava il militarismo
sovietico, avviandolo alla glasnost e alla perestrojka. E
avviava la globalizzazione: la maggiore rivoluzione (anche sociale) e la più
radicale dopo quella industriale del Settecento, che porterà in una sola
generazione tre quarti dell’umanità all’affluenza (subito dopo Reagan gli Stati
Uniti del suo vice Bush faranno pure finta di non accorgersi di Tienamen, della
lunga repressione del dissenso politico e la libertà in Cina).
Nessun commento:
Posta un commento