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sabato 5 aprile 2025

Letture - 574

letterautore


Amore\dolore
– “È l’amore a generare la sofferenza, e certe sofferenze testimoniano l’amore?”, si chiede la Nobel coreana Han Kang negli appunti sul suo romanzo “Atti umani”, che intitola “Nella notte più buia il linguaggio ci chiede di che siamo fatti”, p.26. Colpita dal “dolore che i lettori confessavano di aver provato leggendolo”. È “il desiderio di amare gli esseri umani che ci strazia il cuore, quando quell’amore viene infranto?”.
 
Brahms
- “Brahms è la continuazione di Schubert….”, Riccardo Muti in dialogo con Cacciari in “Le sette parole di Cristo”, 125: “Brahms è di Amburgo, ma rinasce «viennese»…”
 
Camera locanda
- Usava nelle città di forti pellegrinaggi, p.es. Roma, nel Cinque-Seicento, una sorta di B&b odierno - da cui poi l’uso di “locanda” come di pensione da poco prezzo.
 
Cherubini
– Un avatar di Brahms, in epoca (post-)romantica. malgrado la differenza d’epoca? “In Brahms non c’è trascendenza, è pura immanenza”, Riccardo Muti in dialogo con Cacciari in “Le sette parole di Cristo”, p.125: “Nel suo studio alle pareti aveva le immagini di tre musicisti: Bach, Beethoven e Cherubini. Nella biblioteca di Brahms c’erano molte composizioni di Cherubini. Ora, posso capire bene che Beethoven adorasse Cherubini perché sono entrambi «architetti della musica». Cherubini infatti non ci colpisce per la bellezza delle melodie quanto per la costruzione delle sue opere. Ma Brahms? Perché mai doveva amare Cherubini? Brahms è la continuazione di Schubert….
 
Commedia\tragedia
– La commedia disfa il nodo, la tragedia lo rompe o lo taglia”, scrive Arrigo Boito a Verdi mentre prova a ricavare un libretto da Shakespeare, “Le allegre comari di Windsor” – sarà il “Falstaff”. Citando, come maestri di “scioglimento” del nodo drammaturgico, Molière, Beaumarchais e Goldoni.
 
Dutch
- Sta per “olandese”. È tutto “Dutch” nella parlata inglese fino a pochi decenni fa tutto ciò che è male. Graham Greene lo usa - ironicamente - “ ancora in “Loser take all”:“Il coraggio olandese per l’assassinio”.
 
Einaudi
- La casa editrice Calvino così sintetizza nel periodo aureo 1945-1950, in una lettera a “Chichita”, la futura moglie, il 3 febbraio 19634: divisa “tra il mitico Pavese e il vitalistico Vittorini”.
 
Incubo
- Ne fa la sintesi, nei vari linguaggi, Vittorio Lingiardi in “Greeneland, Dreamland”, premesso a G.Greene, “Un Mondo tutto mio”: “Per gli antichi romani era Incubus, spirito maligno «che giace sopra di te» nel sonno; per i greci era Efialtes, demone che addirittura, anche qui etimologicamente, «ti salta sopra». Nei miti nordici la creatura che si siede sul torace di chi dorme portando brutti sogni si chiama Mare, da cui nightmare. E poiché mare, in inglese, significa anche giumenta, ecco che l’incubo, ce lo ricorda Borges, è una cavalla che corre nella notte”.
 
Mishima
- È - si voleva - D’Annunzio. Ne ricorda indirettamente la caratterizzante influenza Edoardo Quarantelli, l’affabile ex libraio di Aseq al Pantheon, chiacchierando con Gnoli sul “Robinson” a proposito di Pierre Pascal, il segretario di Maurras che divenne un “frrancese di Roma” e suo buon cliente-conoscente: “A Parigi Pascal frequentò René Guénon, Edouard Schuré, Paul Valéry e Léon Daudet. Aveva una conoscenza piena della lingua e della cultura giapponese. Aiutò Mishima a trovare il corrispondente in lingua giapponese per certe parole che D’Annunzio aveva usato nel suo ‘Le Martyr de Saint Sébastien” – scritto in francese. 
 
Musica
- È, sarebbe, irriproducibile? È la conclusione di Muti nel suo dialogo con Cacciari sulla natura del suono, “Le ultime parole di Cristo”, p. 127: “La musica dovrebbe rimanere sul pentagramma, per non essere tradita…. È come quando si accarezzano le ali di una farfalla, la farfalla muore”.
 
Russia
- “I Russi sanno pure ridere!”, scrive, ridendo?, Michieletto sul “Foglio”, spiegando la sua messinscena di Prokof’ev, “Matrimonio al convento”, al Theater an der Wien. Un’opera buffa, attorno alla classica serva-padrona, con “il classico contorno di scambi d’identità, innamorati in fuga, frati beoni” - sull’esempio londinese della ballad opera, secondo Settecento, che però costituiva un adattamento dell’opera buffa. “La lingua russa è particolarmente adatta alla commedia”, spiega il regista: “Suoni plastici, enfatici e solenni, che Prokof’ev usa in modo funambolico e fragoroso”.
 
Sistema
- I giocatori al casinò che in continuo ne elaborano per “sbancare il banco” Graham  Greene, “Loser takes all”, li dice teologi: i giocatori al casinò con i “sistemi” dice “come i teologi, pazientemente tentando di razionalizzare un mistero”.
 
Sogni
- “Una volta che ci si educa a tenere una matita e un quaderno vicino al letto, si sogna per lo meno quattro o cinque volte per notte”, Graham Greene dice dei sogni che infine sta raccogliendo in “Un Mondo tutto mio”. Lo conferma lo psicoanalista James E. Grotstein, in “Chi è il sognatore che sogna il sogno?”: “L’atto del sognare suggerisce con vigore che l’essere umano deve nascere con una propensione alla narrazione di storie, alla ricerca di storie e alla reazione alle storie, propensione che scaturisce dal vertice estetico”
 
Vero\Falso
-Di un racconto non si saprebbe dire. “Lo starno caso del dottor Jekyll e del signor Hide”, che lo rese famoso, e “Olalla”, le due storie Stevenson ebbe in sogno. Ma da sveglio gli sembravano falsi - scrisse “Dottor Jekyll” perché “mi ritrovavo veramente senza un soldo” - e la prima stesura arrivò perfino a bruciarla.  Con “Olalla” non si conciliò. A un amico lo confronta negativamente cn “Markheim”, che si direbbe invece un racconto falso: “Il guaio di Olalla è che mi suona falso, ma non so come… C’è un problema singolare; che cosa rende vero un racconto?  Markheim è vero”, scrisse, “Olalla falso, e non so perché”.
Non per il setting, l’ambientazione? “Markheim” racconta di un ladro che il giorno di Natale uccide il negoziante che sta derubando, e ne rimane sgomento. “Olalla” è un racconto che Stevenson pubblica per Natale, ma costruito, con generi alla moda, non tutti a lui consueti: la Spagna, il romanzo gotico, il vampirismo, il soprannaturale – Stevenson lo aveva scritto sulla base di un sogno.

letterautore@antiit.eu

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