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L’opera buffa di G. Greene in morte
Con Henry James in barca
verso Bogotà. T.S. Eliot “coi baffi”. Auden capo guerrigliero - un giorno,
quello dopo cattedratico in America, genere scienziato. Sartre lo complimenta
per il francese, ma non capisce quello che Greene dice. Solženicyn pittore.
Il titolo è in Eraclito:
“I desti hanno un mondo unico e comune, ciascuno dei dormienti si ritira in un
mondo tutto suo”. Il contenuto è meno impegnativo: un mondo di “divertimenti”
in realtà. Pieni di humour. Questo “Diario dei sogni”, cui G. Greene si
è dedicato negli ultimi mesi di vita, è una girandola di mini-buffonate. Scritte,
non buttate giù come nei diari di sogni. E organizzate, sotto una ventina di
rubriche, da “Felicità”, e “Scrittori famosi che ho conosciuto”, a “Malattia e
morte” – ma con esclusione programmatica degli “Incubi” (e, per motivi di opportunità,
oggi si direbbe di privacy, del “Sesso”). Specie nella sezione “Servizi
segreti”. Ma anche negli “Scrittori famosi”. Nei “Viaggi”. O nei “Brevi
contatti con i reali” – ci sono anche gli animali parlanti, il mestiere di scrivere,
e un pizzico di religione.
È uno scherzo? “Greeneland,
Dreamland”, il saggio di Vittorio Lingiardi che prefazione questa ripresa – e che
è la lettura forse migliore, più appassionante, della pubblicazione – lo tratta
come un vero diario dei sogni. Accomunandolo a quello che lo scrittore,
sedicenne, tenne per alcuni mesi, su consiglio dello psicoanalista a Londra, al
quale i suoi avevano ritenuto necessario affidarlo in cura - sei mesi, “i più
felici della mia vita”.
Il taglio - la “sistemazione”
dei sogni, ammesso che siano occorsi – è comunque da sottile “addio”, da opera
buffa. Affidato alla compagna Yvonne Cloetta per una pubblicazione postuma. Cui
Cloetta provvide sotto un’etichetta editoriale Verdant. Di cui non si trova
traccia nelle storie dell’editoria, ma è il francese di Greene (G.Greene e
Yvonne Cloetta vissero insieme a Antibes, Parigi e Vevey).
In questo mondo tutto suo
G. Greene situa anche, per una volta nella sua profusissima produzione, anche
diaristica, la famiglia d’origine – da buon “cattolico”?: la madre morta, la sorella
maggiore, morta due ore dopo la nascita, la cugina Barbara, la sorella Elisabeth,
il fratello maggiore Raymond, nella vita medico di fama. Cromwell pure appare,
giustamente come “ombra proiettata da un granchio”.
Scarpa, che cura l’edizione,
lo vuole “una prefazione - postuma - all’opera
tutta intera di Greene - “un commiato, un indizio, una verità e uno scherzo,
tutto insieme”. Avendo premesso che “i sogni di Greene sono singolari”.
Con qualche sassolino.
Contro Orwell, romanzi “scadenti”, “solo i saggi buoni”. C.P.Snow. Sacherell
Sitwell, 133, e sua moglie (“La solitudine insieme con un’altra persona non è
condivisa – è moltiplicata”). La conclusione è un addio classico, in poesia e
in rima: “La fine per me\ arriva come la merenda con il tè”.
Appassionante è il breve
saggio di Lingiardi sulla non semplice psicologia di G. Greene, e sulla
letteratura psicoanalitica dei sogni, Freud, Jung. La collazione, spiega, “si
presenta come un’autobiografia della propria irrealtà, piena di realtà”. E in
una pagina, una pagina compressa, fa la disamina di tutto ciò che è sogno – che,
è bene ricordarlo, è il ricordo del sogno, selettivo, e un diario, cioè una messa a punto: “La testimonianza
di un’altra vita? Una forma di autoterapia? Un esercizio clinico? Un
esperimento letterario? E perché teniamo
quel quaderno accanto al letto…? Ogni quaderno dei sogni è un’autobiografia parallela….”.
Per Greene è “una casa”. La casa. “Orfano di una stanza tutta per sé: sempre inviato
nel mondo, sempre lontano e sempre innamorato”, in realtà fuggitivo, estraneo alla
casa propria, anche quella elettiva, con la moglie e i figli, e con le amanti, a
Anacapri, Antibes, Parigi, Vevey, “alla fine la casa se l’è costruita da
solo. Ed è la casa dei suoi sogni”. E
sui diari dei sogni in generale: “Ogni quaderno dei sogni è un’autobiografia
parallela. L’atto del sognare suggerisce con vigore che l’essere umano deve
nascere con una propensione alla narrazione di storie, alla ricerca di storie e
alla reazione alle storie, propensione che scaturisce dal vertice estetico.
Graham Greene, Un
mondo tutto mio, Sellerio, pp. 168 € 14
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