mercoledì 2 aprile 2025
Ombre - 768
Scompare e
riappare il drone russo su Ispra. L’unico “fatto” sono le paginate di
ricostruzioni, ipotesi, pareri di esperti, dietrologie. Oggi la “notizia” è:
forse non è un solo drone, o lo stesso, ma unico potrebbe essere il suo manovratore.
Alcuni soci, Serra
come il kombinat Caltagirone-Del Vecchio, hanno fatto una puntata
grossa, da leccarsi i baffi. Ma per gli altri soci che non praticano il trading?
Mps sarà ormai sinonimo di ammazza-azionisti?
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La mano invisibile è il lavoro fatto bene
Che voleva dire Adam Smith, la cui “mano
invisibile” ricorre una sola volta nei due volumi della “Ricchezza delle
Nazioni” (1.200 pagine nella più sintetica delle traduzini, n.d.r.), e una sola
volta, in altro contesto con altro significato, nella voluminosa “Teoria dei sentimenti
morali”? Non diceva nulla di quanto s’intende. Glielo hanno fatto dire Paul
Samuelson e Friedrich Hayek dopo la guerra, a supporto della loro “logica del
libero mercato”.
Smith ne parla a commento del caso di chi si
arricchisce “con il sostegno dell’industria domestica a preferenza di quella
straniera, anche soltanto per la propria sicurezza”, e da questa attività
industriandosi di ricavare il maggior valore possibile. Sono “queste condizioni,
accanto alla «libertà», (che) sono i prerequisiti di un sistema capitalistico
funzionante”.
Poche pagine ma con tutte le pezze d’appoggio
necessarie.
Oren Cass, In Search of the Invisible
Hand, Imf, “F&D Finance&Development”, March 2025, free online
martedì 1 aprile 2025
Problemi di base daziari - 851
spock
“I microbi non
pagano dazio e non s’arrestano alle frontiere”, Massimo Livi Bacci: e Trump?
“I dazi sono un
atto di guerra”, Warren Buffett?
“Contro se
stessi”, id.?
“E poi”, id. ?
O sono una
furbata - il proverbiale “fare il furbo per non pagare dazio”?
Chi abbaia non
morde?
spock@antiit.eu
Viricidi a Roma, nel Seicento
“Mogli avvelenatrici e mariti violenti nella
Roma del Seicento” è il sottotitolo. Come dire una storia di “viricidi”. In
esergo un “Le Donne sono state sempre un veleno della Natura!”, citazione dalla “Faustina”,
il romanzo della figlia dell’imperatore Antonino Pio, del semi-dimenticato Antonio Lupis da Molfetta,
attivo a Venezia nel Seicento. E subito dopo il bando pubblico: “Sabbato saranno
impiccate in Campo di Fiore cinque donne artefici di veleno che uccideva senza
darne verun segno”. Come nei casi di Poirot quattro secoli dopo. Il veleno era
liquido, l’“acquetta”, una pozione non immediatamente letale, da somministrarsi
a piccole dosi per più giorni.
Non un’epidemia. Un caso su cui la
storica si è imbattuta in ricerche d’archivio, documentato dalle carte del
processo, segreto. Di cui però dà il contesto. Con qualche precedente, che però
non documenta un eccesso di avvelenamenti, né di venefici a opera di donne. Nella
Francia medievale sono vittime degli avvelenamenti quasi sempre uomini, l’89
per cento. Ma tra gli autori dei venefici solo una su quattro è donna. “Nell’Inghilterra
della prima età moderna”, Cinque-Seicento, “solo56 degli oltre 3.600 casi di
omicidio presi a campione sono di avvelenamento”, e solo 34 ascritti a mano
femminile. A Roma tra 1535 e 1630 il tribunale criminale esamina solo 29 casi di
veneficio, su circa 3.500 procedimenti, di cui solo 11 vedono imputate donne, e
per lo più in concorso con uomini.
Il caso qui documentato e raccontato
si direbbe quindi unico. Ma poi un lungo capitolo intrattiene su “memoria e
fortuna dell’acquetta!”. In tutta Europa, nell’immaginario e nella realtà.
Benché il processo romano fosse stato segreto. Il “dopo” si direbbe, al
contrario del “prima”, un’epidemia. Mentale e pratica. Una “Memoria” che è già
un libro a parte, sulla formazione dell’opinione pubblica. E probabilmente sui
tanti processi e le stragi di stregoneria, che imperverseranno oltralpe.
La ricostruzione del processo e
della condanna è anche uno spaccato di Roma a metà Seicento. Della conformazione
e la vita nella città. Specie nei ceti e gli ambienti popolari.
Una corposissima ricerca, con molti materiali
d’archivio. Assortita da una bibliografia di 40 pagine.
Feci, specialista di storia delle donne in
età modenra, Cinque-Seicento, specie a Roma, su “diritti e patrimoni”, su “linguaggi
e politiche del diritto”, sulle strategie e pratiche di autodifesa, tratta la vicenda
come una forma di autodifesa. Da mariti o avventurosi compagni violenti, e\o
nullafacenti, e\o ubriaconi. Ma, poi, le donne sono state implicate, giudicate
cioè colpevoli. La stessa storica dice l’acquetta “uno dei complotti
tutti al femminile della storia”, anche se aggiunge “pochissimi”. Ma non era il secolo
anche, come lei stessa ricorda, di Artemisia Gentileschi, di Cristina di
Svezia, della Monaca di Monza? Cioè di una condizione femminile certamente svantaggiata
ma non repressa - non una situazione da donne velate.
Simona Feci, L’acquetta di Giulia, Viella, p, 366 € 28
lunedì 31 marzo 2025
Secondi pensieri - 557
zeulig
Ambizione
-
“È solo i moribondi che sono liberi dall’ambizione”, Graham Greene fa dire al
suo personaggio Dreuther, ricco, potente e svagato, in “Loser takes all”: “E
loro probabilmente hanno l’ambizione di vivere. Alcuni mascherano la loro
ambizione - e questo è tutto”.
Democrazia
-
È verità - le procedure (voto, rappresentazione, istituzioni) vengono dopo,
tutte buone e cattive.
Digitale
-
“Una specie di Stato fallito” lo dice Giuliano da Empoli parlando con Stefano
Montefiori del suo libro “L’heure des prédateurs” su “La Lettura”, “con
dinamiche simili ovunque, dagli Stati Uniti alla Corea del Sud alla Nigeria.”
Di Stato fallito
nel senso del disordine organizzato: “Non è il mondo reale, democratico, che
colonizza lo spazio digitale. Accade il contrario: è la Somalia digitale, con
le sue logiche, le sue dinamiche, i suoi personaggi, a conzionare il mondo reale”.
Il problema è
quel “reale”: non è più reale il digitale, più dello “Stato democratico”, cioè autocratico
(burocratico)?
Eugenetica
-
È in essa che s’inquadra l’eutanasia: la buona morte nella buona razza. L’avviso
cinque anni fa della Siaaarti, la società italiana degli anestesisti, di fare
posto negli ospedali ai più forti prima che ai più deboli, minimizzato e anzi
occultato in Italia, è stato ripreso in grande dai media Usa, dove è forte la
teoria (e forse la pratica) della “buona morte”, o “morte misericordiosa”, in
greco eutanasia: la morte con una spintarella, medica. Nella tradizione
eugenistica, ormai secolare, della purezza della razza. Opera dell’avvocato
Madison Grant, che la teorizzò in “The passing of the Great Race” - non di una
corsa, automobilistica o podistica, ma della “razza grande”, nordica – nel
1916, e la mise in pratica promuovendo una serie di leggi: per l’immigrazione
negli Usa, restrittiva per i latini, gli slavi e gli asiatici neri; contro
la misgenation, i matrimoni interraziali; e per la “morte
misericordiosa” dei poveri. Con l’amico e socio Theodor Roosevelt, poi
presidente Progressista e Nobel per la pace, col quale fondò nel 1895 la New
York Zoological Society, al fine di bloccare l’emigrazione dall’Est e Sud
Europa e sterilizzare gli immigrati da quelle zone: italiani, iberici,
balcanici.
Il
blocco divenne legge, e la sterilizzazione fu libera fino a tutti gli anni
Venti, fino a che la Depressione non la rese onerosa. La sterilizzazione dei
poveri fu invece coatta e si praticò su larga scala, diecimila casi nella sola
California. Il giudice Oliver Wendell Holmes jr., pilastro del liberalismo
americano, e per trent’anni della Corte Suprema, fino ai suoi novant’anni, la
autorizzò nel 1927, quando di anni ne aveva 86, anche per i “mentalmente
disabili”. Bisogna temere i vecchi?
Le
leggi americane in tema di immigrazione, razze, procreazione e “buona morte”
furono studiate da Hitler, prima di varare le leggi razziali di Norimberga,
contro gli ebrei e altre minoranze, e la legge denominata Aktion T 4, per
l’eliminazione “indolore” dei minorati, fisici e mentali. Molto “Mein Kampf” si
rifà esplicitamente a “The passing of the Great Race”.
Nell’autunno
del 1935, dopo l’emanazione delle leggi di Norimberga, una delegazione tedesca
di 45 professori di diritto sbarcò a New York per approfondire le leggi
selettive americane, accolta con grandi onori.
Una eco della crociata e
delle leggi eugenetiche in tema d’immigrazione si ha oggi nella
proposta Trump di favorire l’immigrazione negli Usa dei bianchi del Sudafrica.
Nazione - È la stirpe? Più diffusa, dacché rientra nel nazionalismo, quindi ormai da due secoli e qualche anno, dalla “rivoluzione” napoleonica contro gli Stati dinastici, è quella che si costruisce storicamente. Alexandre Koyrè ne sintetizza due elementi ricorrenti (“La quinta colonna”, p. 19 n. 8): “L’unità nazionale emerge dall’unità dinastica e la sostituisce; oppure si oppone all’unità dinastica e finisce per distruggerla; i legami religiosi rimangono e rafforzano o, al contrario, indeboliscono il legame nazionale - una minoranza religiosa è sempre sospetta”.
Ma, di fatto, passando cioè sopra all’ideologia della nazione stessa, o della liberazione napoleonica, non si sa - è discutibile - se ha fatto più per la nazione, per la liberazione dei popoli, il nazionalismo, p.es. i “primati” ottocenteschi, dell’Italia, della Germania, delle tante tribù slave, oppure il concetto monarchico, del re protettore dei suoi sudditi, della loro vita, della sopravvivenza, della libertà. P. es. nelle guerre di Giovanna d’Arco, della resistenza francese con l’occupazione inglese. O dello zar di Russia contro Napoleone.
Storia - Si contesta alla commissione incaricata dell’adeguamento dei programmi scolastici di avere aperto le sue proposte con la frase: “Solo l’Occidente conosce la storia”. Con l’obiezione semplice, quasi ovvia, che è un’affermazione d’ignoranza (e l’India allora, e la Cina, e gli Inca e gli Aztechi, e il mondo intero?). Ma senza distinguere fra storia come eventi e storia come storiografia - ricostruzione e analisi (ragionamento) degli eventi. È possibile?
Non tutte le contestazioni sono “politiche” (tra destra e sinistra, conservatori e progressisti, e altre categorie giornalistiche), ci sono delle critiche anche “pensose”. Quindi abbiamo già smarrito anche questa, pur così semplice, fondamentale distinzione?
Verità - Si dice negli atti giudiziari “la verità a
verbale”. La verità cioè evade nel segreto, è il segreto
non segreto dei Carabinieri - dell’Autorità, o comunque di chi la “accerta”. È cioè
un invito (un’apertura) alla rivolta, alla contestazione dell’Autorità.
Tradire è allora possibile, non solo rivoltarsi.
Come lo è (stato) essere traditi, dai Carabinieri. E così lo spergiuro: è
l’effetto della verità, che non vuole concorrenti.
Ma non necessario, molti si divertono senza
malanimo, per superficialità o superbia.
Diverso è se si muore. La verità deve andare
oltre la vita.
zeulig@antiit.eu
La guerra per il Canada e gli altri allargamenti Usa
Si accredita il Trump imperialista, che “vuole”, per ora, il Canada, la
Groenlandia e Panama come unamerican, contrario alla tradizione
americana. E invece le acquisizioni, per denaro o come semplici annessioni, sono
ciò che connota gli Stati Uniti nella storia, degli Stati e anche degli imperi
- compreso l’impero romano sul quale i padri della patria americana intesero
conformare il Paese.
Il primo passo fu l’acquisto della Louisiana dalla Francia, nel 1803. L’ultimo
l’acquisto dell’Alaska, dalla Russia, nel 1867 (per 7,1 milioni di dollari, che
oggi ne varrebbero 120).
La Louisiana del 1803 non era lo stato di oggi, ma poco meno di un terzo
degli attuali Stati Uniti, a sinistra del Mississippi, degli Stati Uniti originari,
dal golfo (ex?) del Messico su fino al Canada. Lasciando fuori la Florida un
alto, dall’altro i cosiddetti “territori spagnoli”, praticamente un altro terzo
degli Usa oggi, con gli attuali Texas, Nuovo Messico, Arizona, Colorado, Utah,
Nevada, California. Per sapere che cosa aveva comprato, il governo americano organizzò
una grossa spedizione di scoperta, la Lewis e Clark,1804-1806 - una spedizione
in pieno stile coloniale, con gente capace di leggere i quadranti, gente capace
d’intendere le lingue locali, gente in contato con altra gente un po’ più
avanti (le guide). La spedizione viene ritenuta ora l’atto di avvio della “corsa
al West”.
La Florida è stata annessa poco dopo, nel 1812, ufficialmente per far
fronte alle incursioni che da quel territorio gli indiani effettuavano negli Stati
Uniti. Nello stesso anno si fece guerra all’Inghilterra per il Canada. In questo
caso l’Inghilterra poté resistere, grazie alla flotta, e nel 1818 si fece un accordo
per definire il confine al 49mo parallelo. Ma gli Stati Uniti continuarono ad
allargarsi, anche con la forza, e sottrassero al Canada l’attuale Nord-Ovest, gli
stati Oregon e Washington - acquisiti formalmente nel 1846. Altri tentativi -
infruttuosi - di annessione del Canada si ebbero dopo la guerra civile, tra il 1865
e il 1870.
L’acquisizione dei “territori spagnoli” fu fatta a pezzi e bocconi nella
prima metà dell’Ottocento fa fatta senza pagare. Con incursioni di bande armate,
con l’introduzione di coloni, con la “difesa” dalle ostilità locali, degli indiani.
Per il Texas si dovette fare una guerra contro il Messico, conclusa nel 1845.
Nella guerra di Fine Secolo contro la Spagna, la splendid little war del
1898, avviata in seguito all’affondamento a Cuba della corazzata in
semi-disarmo “Maine” - un affondamento misterioso, forse un autoaffondamento - gli
Stati Uniti si presero Guam e Porto Rico, insieme con Cuba e le Filippine. Un’ondata
di rivalsa si suscitò in America “Remember the Maine! To Hell with Spain!”,
che portò alla “splendida piccola guerra” contro la Spagna. Cuba si proclamò
indipendente - ma fino al 1958 sotto protettorato americano informale. Le
Filippine resistettero variamente, e nel 1946 ebbero riconosciuta dagli Stati
Uniti l’indipendenza. Lo stesso anno le Hawaii, su cui gli Stati Uniti esercitavano
da vent’anni il protettorato politico-militare, si offersero a Washington, come
territorio americano - Pearl Harbour, che portò gli Stati Uniti alla guerra nel
1941, è nelle Hawaii.
George Washington vedeva i futuri Stati Uniti come “la creazione di un
impero”. E subito dopo la nascista, il liberale Jefferson ne auspicava l’allargamento
in quanto “impero della libertà”.
C'è affarismo in America
L’America di Trump un
secolo e mezzo fa? O è l’America di sempre? Ciclica naturalmente, con alti e bassi
e deviazioni, come tutto, con aperture e chiusure, generosa e truce, onesta e
corrotta, puritana e svergognata, democratica e non. Però, questo sì, sempre
America dal destino speciale, non uno fra i tanti. Un po’ missionaria si direbbe
- anche nel faceto Twain, di questo e altri libri.
“The Gilded Age” è il titolo,
l’età dell’oro, ma non nel senso classico, dell’eden, in quello proprio, del
materiale, della ricchezza. Un romanzo che ha dato il nome a un’epoca, gli anni
1870, che si sarebbero meglio detti in America della Ricostruzione, poiché
successivi alla guerra civile, ma furono invece anni di corsa all’arricchimento
facile e di corruzione. Gli anni delle due presidenze di Ulysses Grant (1869-1877),
dell’affarismo, della corruzione politica, della “conquista del West”, violenta
- lo stesso Twain, fra i tanti mestieri, aveva fatto anche il cercatore d’oro. Già
sanzionata dal padre riconosciuto della patria poetica Walt Whitman, e successivamente
da altro poeta celebrato, James Russell Lowell, nella “Ode al Quattro Luglio”.
Nel 1871 Whitman, già
cantore dell’American Dream, del sogno americano o dell’innocenza, della natura
e della purezza di spirito, aveva sporto denuncia con grande violenza verbale
in quello che è considerato uno dei primi saggi moderni di politica comparata, “Visioni
democratiche”. Già contro il
“partitismo”, contro cui si eserciterà la scienza politica di metà Novecento, “i
partiti che usurpano il governo, selvaggi e voraci”. E contro il materialismo:
“Non c’è mai stato qui, forse, più vuoto al cuore di oggi, qui negli Stati
Uniti. I sentimenti genuini sembrano averci abbandonato”. Un appello ad
“abbandonare i partiti; sono stati utili” ma “con viene non sottomettersi ai
loro dittatori”. Contro l’affarismo si formò pure un partito, dei Riformatori
Liberali, un partito d’opinione, e aristocratico, della deriva facendo carico alla
politica di massa, cioè, in sostanza, all’egualitarismo, ma non isolato.
Il romanzo è molto altro,
ma è soprattutto questo. È il primo romanzo di Mark Twain, scritto in tre mesi,
così si vuole, e subito pubblicato. Tutto nel 1873. Scritto con l’amico Warren,
giornalista introdotto e saggista, di famiglia puritana. Si finge scritto dai
due amici su istigazione delle mogli, stanche delle loro lamentele sullo stato
delle lettere in America: “Scrivetevelo da voi, il libro buono!” E tratta di molte
cose: le famiglie, le “stranezze” femminili, la corsa al West. In una sorta di
frenesia del fare, senza sentimenti morali - tanto più per il puritano Warner?
È un romanzo umoristico,
quindi troppo lungo. Ma oggi risuona quasi contemporaneo.
Era uno dei vecchi volumoni
Casini, curato da Luigi Berti, il dimenticato scrittore e poeta elbano, sodale
di Luzi, Landolfi, Macri, negli ultimi sprazzi di Firenze, e di Quasimodo,
traduttore importante di Dylan Thomas, Melville, Robert Penn Warren.
Mark Twain- Charles
Dudley Warner, L’età dell’oro, Mattioli 1885, pp. 560 € 16
Elliot, kindle, pp. 670 €
9
Casini, pp. XII- 678 €
10,38
domenica 30 marzo 2025
Dazi e destre, rieccoli
Si ritorna a dazi e contingenti come un secolo fa, poco meno, a partire
dal crac del 1929 e dalla Grande Depressione. E ai regimi autoritari, quanto
meno di destra. Il crac economico, come sempre, a partire dagli Stati Uniti, dall’economia
“libera”. L’autoritarismo in questo caso anch’esso americano, ma di origine,
natura e diffusione più europea.
Negli anni 1930 erano una ventina i regini autoritari in Europa, sulla
traccia aperta dal fascismo - o dalla rivoluzione bolscevica. Italia e Germania
naturalmente, e Portogallo e Spagna, e Austria, Baltici (Estonia, Lettonia,
Lituania), Polonia, Balcani (Ungheria, Jugoslavia, Albania, Romania, Bulgaria,
Grecia), la Finlandia, e la grande Unione Sovietica, comprensiva di Russia,
Ucraina, Bielorussia, e il Caucaso (Armenia, Georgia, Azerbaigian).
Oggi le destre europee non sono più “autoritarie”, sono tutte più o meo
costituzionali, ma sono di destra, almeno nell’opinione pubblica se non al
governo, una buona ventina dei 27 paesi dell’Unione Europea. Finlandia, Svezia,
Baltici, Olanda, Portogallo, Ungheria, rieccoli Serbia, Croazia, Grecia, Italia.
Con una forza crescente, e dominante nell’opinione, in Germania, Francia, Austria,
Romania.
Grasse risate se scorrette
Il Feydeau più Feydeau che c’è, di equivoci e risate, resuscitato da
Rifici, a lungo assistente di Ronconi, e poi a lungo direttore della
scuola di teatro a Ronconi intitolata dal Piccolo di Milano.
Seriosamente? Un adattamento geniale, un fuoco d’artificio
di invenzioni sceniche, mimetiche, dialogiche. Pareggiato
dalla semplicità: fondale e quinte ridotte a un semplice,
miracoloso, armadio. E un nugolo di equivocanti che
sono insieme comici, mimetici (trasformisti), saltimbanchi,
fini dicitori e anche musicisti. In un susseguirsi incalzante di
buffonate, da farsa. Scandito da scene da applauso, com usava nel
vecchio teatro.
Feydeau nel 2025, tra woke, diritti, e correttezze - un autore e una
commedia per definizione scorretti? Eppure c’è. Prodotto da Lugano
Arte e Cultura - col Piccolo di Milano, certo. Dalla cui scuola
sono gli attori versatili, polivalenti, dicitori, ballerini, saltimbanchi,
mimi, cantanti, musicanti. Ma la prima risata, incerta, isolata, è venuta
dopo venti minuti. Il primo applause da scena madre, tiepido, dopo
un’ora. Il pubblico “impegnato”, come si diceva prima del
woke, non riconosce più una commedia - grasse risate e molti applausi
s’immaginano in un’arena popolare, in teatro da piazza.
Georges Feydeau (Carmelo Rifici), La pulce nell’orecchio, Teatro Il
Vascello, Roma
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