giovedì 3 aprile 2025
Dazi pasquali
I dazi di Trum dureranno - se dureranno - un anno, fino a Pasqua: da una Pasqua all’altra, si può dire. Quando cominceranno le primarie per il voto di medio termine di novembre, per il rinnovo dei Rappresentanti, di un terzo dei Senatori, e di molti Governatori. E i Repubblicani di Trump, che oggi controllano (quasi) tutto a Washington e fra gli Stati si sentiranno franare il suolo sotto i piedi.
Se antifascista è la destra
Nella destra che avanza in America e in Europa non ci sono violenze: squadracce,
leggi, giudici. Anzi, in molti posti è il contrario. Nelle università americane
con il movimento che si vorrebbe filo-palestinese, p.es. O con i tribunali, in
Francia e in Romania - per ora. Mentre in Germania, come
ebbe a rimproverare il vice di Trump, Vance, famosamente a Vienna due mesi fa, ci
si industria di abrogare per legge un partito di destra, colpevole di prendere
molti voti. In Italia si sa, si vede: l’antifascismo punta molto su giudici e
media. E questo è una tipica procedura fascista.
Si dice: la sinistra non c’entra. La giudice che in Francia ha ingabbiato
Le Pen non è di sinistra - non che si sappia. Diciamo che è macroniana, è nota
per avere assolto, prima della condanna di Le Pen, uno dei ministri del Lavoro
del volubile Macron, poi condannato in appello. Quindi macroniana, cioè di centro?
Non importa, molti giustizieri in Italia, in tribunale e nei media, erano stati
(e sono, ex) democristiani, con le loro molteplici anime. Ma l’unico beneficiario,
se non ne è l’ispiratore, della giustizia politica e dell’opinione corretta è l sinistra - senza colpe specifiche della destra. Una sinistra che forse anche per questo non
vince le elezioni.
E venne Trump, e soli ci ha lasciati
“Gli Stati Uniti si ritengono il guardiano dell’Europa. Lo sono veramente?” E la Russia? “Qui, nella politica russa degli Stati Uniti, si trova uno degli impedimenti decisivi alla sovranità europea e agli interessi tedeschi”. Per questo bisogna “capire” gli Usa, che anche con la Russia dichiaratamente imperialista, degli zar, e poi con Stalin, trovarono accordi e provarono perfino entusiasmi. E dunque? Sottinteso: non c’entrano i “diritti”, la democrazia, la libertà nella politica americana di confrontation con la Russia. Lo stesso ora con la Cina. Per “ora” intendendo l’epoca, ma premonitrice del confronto armato, via Ue-Ucraina, con Mosca, formalizzato da Biden due anni dopo, il 20 e 24 aprile 2024, con le due leggi “21st Century Peace through Strength” e “National Security package”. Non detto, ma chiaro: gli Stati Uniti ci hanno portati al disastro con la Russia, e ora ci vogliono portare al disastro con la Cina.
A 94 anni il decano della
Spd, il partito socialista tedesco, già al governo, all’Economia e agli Esteri,
nonché sindaco di Amburgo, dice quello che pensa - 94 all’epoca della pubblicazione,
tre anni fa (già recensita su quest sito), 97 oggi. Decano e quindi diretto,
esplicito, ma non isolato in Germania: il suo libro (che non viene tradotto), è
stato un best-seller, malgrado la materia irta. In più dice il non detto
della politica europea: gli interessi degli Stati Uniti possono non essere, e
sempre più spesso non sono, quelli dell’Europa. Una politica estera basata sui
valori (idee, principi) è un malinteso e può portare a brutte fini. La linea dura
contro la Russia può essere negli interessi circostanziali degli Stati Uniti, della loro
bilancia strategica mondiale, ma va contro l’Europa, la sua geografia e la sua
storia, e i suoi interessi. Così pure nei confronti della Cina: la politica di
potenza degli Stati Uniti è in questa fase rischiosa, e compromette il futuro
della Unione Europea.
Non è il solo
punto critico della trattazione, ma è il primo. Attraverso una semplice
ricognizione degli Stati Uniti quali si vogliono e sono. In due pagine si mette
sotto scrutinio l’“anima” geopolitica degli Stati
Uniti, così spesso sottaciuta, benché dichiarata, per essere una potenza
diversa: senza grandi nemici potenziali ai confini, protetti da due oceani, con
una costituzione “divina”, intoccabile da 230 anni, elezioni ogni due anni, guerre
in continuazione, e la “eccezionalità”, la “nazione unica” di John Quincy
Adams, il sesto presidente, figlio di John Adams, il secondo presidente che aveva proclamato la “dottrina Monroe”, o l’America agli Americani, una dottrina
imperialista a ridosso della nascita della nazione, con applicazioni costanti,
dapprima nel continente americano e nel Pacifico, contro la Spagna, il Giappone
e la Cina, poi, nel Novecento, in Europa e nel mondo. Lo storico Foster Rhea
Dulles, cugino del futuro ministro degli Esteri John Foster Dulles, poteva
celebrare a metà Novecento “America’s Rise to World Power. 1898-1954”.
Il secondo punto, sempre alle prime pagine, è tratto
da Brzezinski, il consigliere per la Sicurezza del presidente Carter. Che mezzo
secolo dopo Foster Rhea Dulles, nel 1997, fotografava così la realtà in “La
grande scacchiera” (sottotitolo “Il
mondo e la politica nell’era della supremazia americana”): “L’Europa è la testa di ponte geopolitica
essenziale col continente euroasiatico”. Per concludere da subito, anche
se interrogativamente: che farne, come regolarsi? L’Europa come “testa di ponte”
della strategia mondiale americana non è voce dal sen sfuggita a Brzezinski, si
può aggiungere, è una costante. Non dichiarata prima di Trump, ma nei fatti. .
Sono anni di
ri-nazionalizzazioni, si può aggiungere. Negli Usa ma anche in Europa, con la
Brexit, e in forme meno radicali in più aspetti della Unione Europea. Mentre
nessuna stabilizzazione si è raggiunta sulle molteplici frontiere con la Russia,
come sarebbe nell’interesse (e d’obbligo) per la Ue, a parte la borbonica “faccia
feroce”, o in Medio Oriente, in Israele, in Libia, nel mar Rosso, in Siria, in Iran,
in Afghanistan - e, benché non se ne parli, in Turchia.
Il sottotitolo è anche
ambizioso: “Orientierung für deutsche und europäische Politik in Zeiten
globaler Umbrücke”, in tempo di rivolgimenti globali. Un “senza fronzoli”,
lo vuole Dohnanyi nell’introduzione. “Ho scritto questo libro anche come amico
sincero e ammiratore degli Stati Uniti, cui ho molto da ringraziare per i
settant’anni della reciproca conoscenza e amicizia”. Un’aggiunta alla premessa,
alla seconda edizione con la guerra imminente, ricorda: “Già a fine novembre
2021”, licenziando il libro, “scrivevo che l’ingresso dell’Ucraina nella Nato
avrebbe comportato grossi pericoli”.
Klaus von Dohnanyi, Nationale
Interessen, Siedler, pp. 238, ril. € 22
mercoledì 2 aprile 2025
Ombre - 768
Scompare e
riappare il drone russo su Ispra. L’unico “fatto” sono le paginate di
ricostruzioni, ipotesi, pareri di esperti, dietrologie. Oggi la “notizia” è:
forse non è un solo drone, o lo stesso, ma unico potrebbe essere il suo manovratore.
E perché
non più manovratori? Un drone non intercettato, non fotografato, nemmeno visto.
Su Ispra che non è più Ispra (centro Euratom per la sperimentazione del nucleare
al plasma), da tempo. E russo perché, aveva la bandierina?
Il disarmo nucleare cominciò dopo la crisi dei
missili a Cuba. Perché non avviare un’altra epoca di pace-con-disarmo dopo l’Ucraina?
Giorgio Parisi trova spazio sul “Corriere della sera” per questa semplice proposta,
avanzata al convegno Cgil sabato su pace e diritti. Ma solo perché è premio
Nobel. Poi, come non detto. Anche perché premette: “Uno dei nodi critici è la
gestione delle minoranze etniche. Sappiamo tutti che ci sono minoranze di lingua
russa in Unione Europea e minoranze di lingua non russa in Russia, perché non darsi
reciproche garanzie?” Non si può cacciare la Russia dall’Europa, vuole dire il
Nobel giudizioso, ma forse nessuno più legge.
La condanna
di Le Pen all’ineleggibilità bloccherà le destre, in Europa e nel mondo, o le
favorirà? Le favorirà. Una sentenza di 152 pagine. Con l’ineleggibilità applicata
nell’immediato, prima dell’appello - cioè prima del voto presidenziale nel
2027. La propaganda di destra, in Europa e negli Stati Uniti, ne può fare grancassa.
Curiosamente, la sinistra applica compiaciuta la violenza tribunalizia tipica
della destra.
“Qui non
si fa politica”: così la giudice che poi l’ha condannata, Bénédicte de Perthuis,
ha bacchettato Le Pen impegnata nell’autodifesa. Il “de” è autorevole in Francia.
Ma “qui non si fa politica” non era di Mussolini?
La
giudice, oltre che nobile, è macroniana: si era illustrata per avere assolto il
ministro del Lavoro di Macron, Olivier Dussopt - poi condannato in appello.
Sarà un caso,
ma tutte le sentenze mozzateste sono opera da qualche tempo, in Italia e ora in
Francia, di giudici donne. In Italia sull’immigrazione e sui centri sociali, in
Francia e in Belgio (Europarlamento) direttamente sulla politica - in Franca
contro la destra, in Belgio-Ue contro la sinistra.
“Sono arrabbiato”,
tuona il primo ministro inglese Starmer, contro gli immigrati irregolari, “sono
i lavoratori che ne pagano il prezzo”, per l’uso dei servizi pubblici, specie della
sanità, e per il caro-alloggi. “Ne ho espulsi 24 mila in nove mesi”, precisa,
“e non mi fermerò”. Da sinistra, Starmer è laburista, altro che Meloni. Me si
vede che le giudici inglesi non “marciano”.
Ora si
dice - un’inchiesta del “New York Times” in 55 pagine - che la guerra in Ucraina
contro la Russia l’hanno fatta gli Stati Uniti. Al costo di 66,5 miliardi di dollari
- notare l’esattezza del conto: munizioni, razzi contraerea, artiglieria, missili
a lungo raggio, carri armati, elicotteri, assistenza operativa, anche in territorio
russo e nel mar Nero.
Ora si
dichiara apertamente, gli Stati Uniti avendo deciso di chiudere il capitolo, la
cosa che si sapeva. Ma l’Europa ha fatto finta di nulla, e ancora tace.
Iss,
proxy advisor, società di consulenza in materia di diritti di voto, che dice
come l’offensiva di Mps su Mediobanca e Generali sia come la pulce che si vuole
elefante (lanciata senza due diligence, senza prezzo, senza certezza di
chiudere l’offerta, e senza studio o progetto d’integrazione post-fusione), è
dismessa sprezzante da uno dei soci, il “renziano” Serra.
Alcuni soci, Serra
come il kombinat Caltagirone-Del Vecchio, hanno fatto una puntata
grossa, da leccarsi i baffi. Ma per gli altri soci che non praticano il trading?
Mps sarà ormai sinonimo di ammazza-azionisti?
Il più curioso
dell’offensiva Mps su Mediobanca-Generali è che non si rilevi l’evidenza: che è
un’entrata a gamba tesa del governo, nello specifico della Lega, in piazza Affari,
senza falsi pudori. Sembra incredibile, ma così è. Sì, il Tesoro vede
rivalutata la quota residua in Mps, ma non è solo questo, anzi. Per l’operazione
Mps-Mediobanca-Generali tutto è possibile, ci sono problemi solo per Unicredit-Bpm.
È solo questione di tifo?
Due torri
sono state erette nel centro storico di Roma, una al Celio (Colosseo) e una in
Prati (San Pietro). Non torri medievali, alla San Gimignano, due grattacieli
grigi. Dono di una società telefonica. Con autorizzazione della Sovrintendenza alla
Belle Arti di Roma. Potenza di Iliad.
Il piano
Rearm? “Non è mai una buona notizia quando la Germania si arma”. Ursula von der
Leyen? “Una tedesca che serve gli interessi dei tedeschi”. È il capo della
Lega, Salvini. Che una volta, non molti anni fa, voleva invece il marco al posto
della lira, con la secessione della Padania, in direzione teutonica. Sono
scemenze? Si, ma della Lombardia, e del Veneto.
Il Comune
di Roma mette a bando le concessioni balneari di Ostia, e i bagni esistenti
vanno a fuoco, sette la prima notte - altri a seguire? Sono concessionari in scadenza
che si rifanno sull’assicurazione? È un piromane, o più di uno? È un attentato green,
naturalista, ambientalista, anarchico, etc.? Sono “loschi figuri” che si
aggirano. Per conto dei prossimi vincitori delle gare? Non c’è onestà in affari
pubblici. Anche in chi ha imposto le gare per ogni appalto pubblico (si sa, si vede,
dagli abusi - enormi - nel dopo-appalti).
Giunge a
conclusione con la richiesta di sette anni di carcere il processo all’ex presidente
Sarkozy per essersi fatto finanziare la campagna
elettorale 2007 da Gheddafi. E pensare che il personaggio, neo sposo romantico
della modella cantautrice Bruni, nel 2011 si vorrà illustrare ammazzando Gheddafi,
e buttando la Libia nel caos, solo per un dispetto all’Italia. La politica, a
ripensarci, è difficile che sia pulita, la democrazia.
La mano invisibile è il lavoro fatto bene
Che voleva dire Adam Smith, la cui “mano
invisibile” ricorre una sola volta nei due volumi della “Ricchezza delle
Nazioni” (1.200 pagine nella più sintetica delle traduzini, n.d.r.), e una sola
volta, in altro contesto con altro significato, nella voluminosa “Teoria dei sentimenti
morali”? Non diceva nulla di quanto s’intende. Glielo hanno fatto dire Paul
Samuelson e Friedrich Hayek dopo la guerra, a supporto della loro “logica del
libero mercato”.
Smith ne parla a commento del caso di chi si
arricchisce “con il sostegno dell’industria domestica a preferenza di quella
straniera, anche soltanto per la propria sicurezza”, e da questa attività
industriandosi di ricavare il maggior valore possibile. Sono “queste condizioni,
accanto alla «libertà», (che) sono i prerequisiti di un sistema capitalistico
funzionante”.
Poche pagine ma con tutte le pezze d’appoggio
necessarie.
Oren Cass, In Search of the Invisible
Hand, Imf, “F&D Finance&Development”, March 2025, free online
martedì 1 aprile 2025
Problemi di base daziari - 851
spock
“I microbi non
pagano dazio e non s’arrestano alle frontiere”, Massimo Livi Bacci: e Trump?
“I dazi sono un
atto di guerra”, Warren Buffett?
“Contro se
stessi”, id.?
“E poi”, id. ?
O sono una
furbata - il proverbiale “fare il furbo per non pagare dazio”?
Chi abbaia non
morde?
spock@antiit.eu
Viricidi a Roma, nel Seicento
“Mogli avvelenatrici e mariti violenti nella
Roma del Seicento” è il sottotitolo. Come dire una storia di “viricidi”. In
esergo un “Le Donne sono state sempre un veleno della Natura!”, citazione dalla “Faustina”,
il romanzo della figlia dell’imperatore Antonino Pio, del semi-dimenticato Antonio Lupis da Molfetta,
attivo a Venezia nel Seicento. E subito dopo il bando pubblico: “Sabbato saranno
impiccate in Campo di Fiore cinque donne artefici di veleno che uccideva senza
darne verun segno”. Come nei casi di Poirot quattro secoli dopo. Il veleno era
liquido, l’“acquetta”, una pozione non immediatamente letale, da somministrarsi
a piccole dosi per più giorni.
Non un’epidemia. Un caso su cui la
storica si è imbattuta in ricerche d’archivio, documentato dalle carte del
processo, segreto. Di cui però dà il contesto. Con qualche precedente, che però
non documenta un eccesso di avvelenamenti, né di venefici a opera di donne. Nella
Francia medievale sono vittime degli avvelenamenti quasi sempre uomini, l’89
per cento. Ma tra gli autori dei venefici solo una su quattro è donna. “Nell’Inghilterra
della prima età moderna”, Cinque-Seicento, “solo56 degli oltre 3.600 casi di
omicidio presi a campione sono di avvelenamento”, e solo 34 ascritti a mano
femminile. A Roma tra 1535 e 1630 il tribunale criminale esamina solo 29 casi di
veneficio, su circa 3.500 procedimenti, di cui solo 11 vedono imputate donne, e
per lo più in concorso con uomini.
Il caso qui documentato e raccontato
si direbbe quindi unico. Ma poi un lungo capitolo intrattiene su “memoria e
fortuna dell’acquetta!”. In tutta Europa, nell’immaginario e nella realtà.
Benché il processo romano fosse stato segreto. Il “dopo” si direbbe, al
contrario del “prima”, un’epidemia. Mentale e pratica. Una “Memoria” che è già
un libro a parte, sulla formazione dell’opinione pubblica. E probabilmente sui
tanti processi e le stragi di stregoneria, che imperverseranno oltralpe.
La ricostruzione del processo e
della condanna è anche uno spaccato di Roma a metà Seicento. Della conformazione
e la vita nella città. Specie nei ceti e gli ambienti popolari.
Una corposissima ricerca, con molti materiali
d’archivio. Assortita da una bibliografia di 40 pagine.
Feci, specialista di storia delle donne in
età modenra, Cinque-Seicento, specie a Roma, su “diritti e patrimoni”, su “linguaggi
e politiche del diritto”, sulle strategie e pratiche di autodifesa, tratta la vicenda
come una forma di autodifesa. Da mariti o avventurosi compagni violenti, e\o
nullafacenti, e\o ubriaconi. Ma, poi, le donne sono state implicate, giudicate
cioè colpevoli. La stessa storica dice l’acquetta “uno dei complotti
tutti al femminile della storia”, anche se aggiunge “pochissimi”. Ma non era il secolo
anche, come lei stessa ricorda, di Artemisia Gentileschi, di Cristina di
Svezia, della Monaca di Monza? Cioè di una condizione femminile certamente svantaggiata
ma non repressa - non una situazione da donne velate.
Simona Feci, L’acquetta di Giulia, Viella, p, 366 € 28
lunedì 31 marzo 2025
Secondi pensieri - 557
zeulig
Ambizione
-
“È solo i moribondi che sono liberi dall’ambizione”, Graham Greene fa dire al
suo personaggio Dreuther, ricco, potente e svagato, in “Loser takes all”: “E
loro probabilmente hanno l’ambizione di vivere. Alcuni mascherano la loro
ambizione - e questo è tutto”.
Democrazia
-
È verità - le procedure (voto, rappresentazione, istituzioni) vengono dopo,
tutte buone e cattive.
Digitale
-
“Una specie di Stato fallito” lo dice Giuliano da Empoli parlando con Stefano
Montefiori del suo libro “L’heure des prédateurs” su “La Lettura”, “con
dinamiche simili ovunque, dagli Stati Uniti alla Corea del Sud alla Nigeria.”
Di Stato fallito
nel senso del disordine organizzato: “Non è il mondo reale, democratico, che
colonizza lo spazio digitale. Accade il contrario: è la Somalia digitale, con
le sue logiche, le sue dinamiche, i suoi personaggi, a conzionare il mondo reale”.
Il problema è
quel “reale”: non è più reale il digitale, più dello “Stato democratico”, cioè autocratico
(burocratico)?
Eugenetica
-
È in essa che s’inquadra l’eutanasia: la buona morte nella buona razza. L’avviso
cinque anni fa della Siaaarti, la società italiana degli anestesisti, di fare
posto negli ospedali ai più forti prima che ai più deboli, minimizzato e anzi
occultato in Italia, è stato ripreso in grande dai media Usa, dove è forte la
teoria (e forse la pratica) della “buona morte”, o “morte misericordiosa”, in
greco eutanasia: la morte con una spintarella, medica. Nella tradizione
eugenistica, ormai secolare, della purezza della razza. Opera dell’avvocato
Madison Grant, che la teorizzò in “The passing of the Great Race” - non di una
corsa, automobilistica o podistica, ma della “razza grande”, nordica – nel
1916, e la mise in pratica promuovendo una serie di leggi: per l’immigrazione
negli Usa, restrittiva per i latini, gli slavi e gli asiatici neri; contro
la misgenation, i matrimoni interraziali; e per la “morte
misericordiosa” dei poveri. Con l’amico e socio Theodor Roosevelt, poi
presidente Progressista e Nobel per la pace, col quale fondò nel 1895 la New
York Zoological Society, al fine di bloccare l’emigrazione dall’Est e Sud
Europa e sterilizzare gli immigrati da quelle zone: italiani, iberici,
balcanici.
Il
blocco divenne legge, e la sterilizzazione fu libera fino a tutti gli anni
Venti, fino a che la Depressione non la rese onerosa. La sterilizzazione dei
poveri fu invece coatta e si praticò su larga scala, diecimila casi nella sola
California. Il giudice Oliver Wendell Holmes jr., pilastro del liberalismo
americano, e per trent’anni della Corte Suprema, fino ai suoi novant’anni, la
autorizzò nel 1927, quando di anni ne aveva 86, anche per i “mentalmente
disabili”. Bisogna temere i vecchi?
Le
leggi americane in tema di immigrazione, razze, procreazione e “buona morte”
furono studiate da Hitler, prima di varare le leggi razziali di Norimberga,
contro gli ebrei e altre minoranze, e la legge denominata Aktion T 4, per
l’eliminazione “indolore” dei minorati, fisici e mentali. Molto “Mein Kampf” si
rifà esplicitamente a “The passing of the Great Race”.
Nell’autunno
del 1935, dopo l’emanazione delle leggi di Norimberga, una delegazione tedesca
di 45 professori di diritto sbarcò a New York per approfondire le leggi
selettive americane, accolta con grandi onori.
Una eco della crociata e
delle leggi eugenetiche in tema d’immigrazione si ha oggi nella
proposta Trump di favorire l’immigrazione negli Usa dei bianchi del Sudafrica.
Nazione - È la stirpe? Più diffusa, dacché rientra nel nazionalismo, quindi ormai da due secoli e qualche anno, dalla “rivoluzione” napoleonica contro gli Stati dinastici, è quella che si costruisce storicamente. Alexandre Koyrè ne sintetizza due elementi ricorrenti (“La quinta colonna”, p. 19 n. 8): “L’unità nazionale emerge dall’unità dinastica e la sostituisce; oppure si oppone all’unità dinastica e finisce per distruggerla; i legami religiosi rimangono e rafforzano o, al contrario, indeboliscono il legame nazionale - una minoranza religiosa è sempre sospetta”.
Ma, di fatto, passando cioè sopra all’ideologia della nazione stessa, o della liberazione napoleonica, non si sa - è discutibile - se ha fatto più per la nazione, per la liberazione dei popoli, il nazionalismo, p.es. i “primati” ottocenteschi, dell’Italia, della Germania, delle tante tribù slave, oppure il concetto monarchico, del re protettore dei suoi sudditi, della loro vita, della sopravvivenza, della libertà. P. es. nelle guerre di Giovanna d’Arco, della resistenza francese con l’occupazione inglese. O dello zar di Russia contro Napoleone.
Storia - Si contesta alla commissione incaricata dell’adeguamento dei programmi scolastici di avere aperto le sue proposte con la frase: “Solo l’Occidente conosce la storia”. Con l’obiezione semplice, quasi ovvia, che è un’affermazione d’ignoranza (e l’India allora, e la Cina, e gli Inca e gli Aztechi, e il mondo intero?). Ma senza distinguere fra storia come eventi e storia come storiografia - ricostruzione e analisi (ragionamento) degli eventi. È possibile?
Non tutte le contestazioni sono “politiche” (tra destra e sinistra, conservatori e progressisti, e altre categorie giornalistiche), ci sono delle critiche anche “pensose”. Quindi abbiamo già smarrito anche questa, pur così semplice, fondamentale distinzione?
Verità - Si dice negli atti giudiziari “la verità a
verbale”. La verità cioè evade nel segreto, è il segreto
non segreto dei Carabinieri - dell’Autorità, o comunque di chi la “accerta”. È cioè
un invito (un’apertura) alla rivolta, alla contestazione dell’Autorità.
Tradire è allora possibile, non solo rivoltarsi.
Come lo è (stato) essere traditi, dai Carabinieri. E così lo spergiuro: è
l’effetto della verità, che non vuole concorrenti.
Ma non necessario, molti si divertono senza
malanimo, per superficialità o superbia.
Diverso è se si muore. La verità deve andare
oltre la vita.
zeulig@antiit.eu