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mercoledì 2 aprile 2025

Ombre - 768

Scompare e riappare il drone russo su Ispra. L’unico “fatto” sono le paginate di ricostruzioni, ipotesi, pareri di esperti, dietrologie. Oggi la “notizia” è: forse non è un solo drone, o lo stesso, ma unico potrebbe essere il suo manovratore.
E perché non più manovratori? Un drone non intercettato, non fotografato, nemmeno visto. Su Ispra che non è più Ispra (centro Euratom per la sperimentazione del nucleare al plasma), da tempo. E russo perché, aveva la bandierina?
 
Il disarmo nucleare cominciò dopo la crisi dei missili a Cuba. Perché non avviare un’altra epoca di pace-con-disarmo dopo l’Ucraina? Giorgio Parisi trova spazio sul “Corriere della sera” per questa semplice proposta, avanzata al convegno Cgil sabato su pace e diritti. Ma solo perché è premio Nobel. Poi, come non detto. Anche perché premette: “Uno dei nodi critici è la gestione delle minoranze etniche. Sappiamo tutti che ci sono minoranze di lingua russa in Unione Europea e minoranze di lingua non russa in Russia, perché non darsi reciproche garanzie?” Non si può cacciare la Russia dall’Europa, vuole dire il Nobel giudizioso, ma forse nessuno più legge.
 
La condanna di Le Pen all’ineleggibilità bloccherà le destre, in Europa e nel mondo, o le favorirà? Le favorirà. Una sentenza di 152 pagine. Con l’ineleggibilità applicata nell’immediato, prima dell’appello - cioè prima del voto presidenziale nel 2027. La propaganda di destra, in Europa e negli Stati Uniti, ne può fare grancassa. Curiosamente, la sinistra applica compiaciuta la violenza tribunalizia tipica della destra.
 
“Qui non si fa politica”: così la giudice che poi l’ha condannata, Bénédicte de Perthuis, ha bacchettato Le Pen impegnata nell’autodifesa. Il “de” è autorevole in Francia. Ma “qui non si fa politica” non era di Mussolini?
La giudice, oltre che nobile, è macroniana: si era illustrata per avere assolto il ministro del Lavoro di Macron, Olivier Dussopt - poi condannato in appello.
 
Sarà un caso, ma tutte le sentenze mozzateste sono opera da qualche tempo, in Italia e ora in Francia, di giudici donne. In Italia sull’immigrazione e sui centri sociali, in Francia e in Belgio (Europarlamento) direttamente sulla politica - in Franca contro la destra, in Belgio-Ue contro la sinistra.
 
“Sono arrabbiato”, tuona il primo ministro inglese Starmer, contro gli immigrati irregolari, “sono i lavoratori che ne pagano il prezzo”, per l’uso dei servizi pubblici, specie della sanità, e per il caro-alloggi. “Ne ho espulsi 24 mila in nove mesi”, precisa, “e non mi fermerò”. Da sinistra, Starmer è laburista, altro che Meloni. Me si vede che le giudici inglesi non “marciano”.
 
Ora si dice - un’inchiesta del “New York Times” in 55 pagine - che la guerra in Ucraina contro la Russia l’hanno fatta gli Stati Uniti. Al costo di 66,5 miliardi di dollari - notare l’esattezza del conto: munizioni, razzi contraerea, artiglieria, missili a lungo raggio, carri armati, elicotteri, assistenza operativa, anche in territorio russo e nel mar Nero.
Ora si dichiara apertamente, gli Stati Uniti avendo deciso di chiudere il capitolo, la cosa che si sapeva. Ma l’Europa ha fatto finta di nulla, e ancora tace.
 
Iss, proxy advisor, società di consulenza in materia di diritti di voto, che dice come l’offensiva di Mps su Mediobanca e Generali sia come la pulce che si vuole elefante (lanciata senza due diligence, senza prezzo, senza certezza di chiudere l’offerta, e senza studio o progetto d’integrazione post-fusione), è dismessa sprezzante da uno dei soci, il “renziano” Serra. 

Alcuni soci, Serra come il kombinat Caltagirone-Del Vecchio, hanno fatto una puntata grossa, da leccarsi i baffi. Ma per gli altri soci che non praticano il trading? Mps sarà ormai sinonimo di ammazza-azionisti?
 
Il più curioso dell’offensiva Mps su Mediobanca-Generali è che non si rilevi l’evidenza: che è un’entrata a gamba tesa del governo, nello specifico della Lega, in piazza Affari, senza falsi pudori. Sembra incredibile, ma così è. Sì, il Tesoro vede rivalutata la quota residua in Mps, ma non è solo questo, anzi. Per l’operazione Mps-Mediobanca-Generali tutto è possibile, ci sono problemi solo per Unicredit-Bpm. È solo questione di tifo?
 
Due torri sono state erette nel centro storico di Roma, una al Celio (Colosseo) e una in Prati (San Pietro). Non torri medievali, alla San Gimignano, due grattacieli grigi. Dono di una società telefonica. Con autorizzazione della Sovrintendenza alla Belle Arti di Roma. Potenza di Iliad.
 
Il piano Rearm? “Non è mai una buona notizia quando la Germania si arma”. Ursula von der Leyen? “Una tedesca che serve gli interessi dei tedeschi”. È il capo della Lega, Salvini. Che una volta, non molti anni fa, voleva invece il marco al posto della lira, con la secessione della Padania, in direzione teutonica. Sono scemenze? Si, ma della Lombardia, e del Veneto.
 
Il Comune di Roma mette a bando le concessioni balneari di Ostia, e i bagni esistenti vanno a fuoco, sette la prima notte - altri a seguire? Sono concessionari in scadenza che si rifanno sull’assicurazione? È un piromane, o più di uno? È un attentato green, naturalista, ambientalista, anarchico, etc.? Sono “loschi figuri” che si aggirano. Per conto dei prossimi vincitori delle gare? Non c’è onestà in affari pubblici. Anche in chi ha imposto le gare per ogni appalto pubblico (si sa, si vede, dagli abusi - enormi - nel dopo-appalti).
 
Giunge a conclusione con la richiesta di sette anni di carcere il processo all’ex presidente Sarkozy  per essersi fatto finanziare la campagna elettorale 2007 da Gheddafi. E pensare che il personaggio, neo sposo romantico della modella cantautrice Bruni, nel 2011 si vorrà illustrare ammazzando Gheddafi, e buttando la Libia nel caos, solo per un dispetto all’Italia. La politica, a ripensarci, è difficile che sia pulita, la democrazia.

La mano invisibile è il lavoro fatto bene

Che voleva dire Adam Smith, la cui “mano invisibile” ricorre una sola volta nei due volumi della “Ricchezza delle Nazioni” (1.200 pagine nella più sintetica delle traduzini, n.d.r.), e una sola volta, in altro contesto con altro significato, nella voluminosa “Teoria dei sentimenti morali”? Non diceva nulla di quanto s’intende. Glielo hanno fatto dire Paul Samuelson e Friedrich Hayek dopo la guerra, a supporto della loro “logica del libero mercato”.
Smith ne parla a commento del caso di chi si arricchisce “con il sostegno dell’industria domestica a preferenza di quella straniera, anche soltanto per la propria sicurezza”, e da questa attività industriandosi di ricavare il maggior valore possibile. Sono “queste condizioni, accanto alla «libertà», (che) sono i prerequisiti di un sistema capitalistico funzionante”.
Poche pagine ma con tutte le pezze d’appoggio necessarie.
Oren Cass, In Search of the Invisible Hand, Imf, “F&D Finance&Development”, March 2025, free online

martedì 1 aprile 2025

Problemi di base daziari - 851

spock


“I microbi non pagano dazio e non s’arrestano alle frontiere”, Massimo Livi Bacci: e Trump?

“I dazi sono un atto di guerra”, Warren Buffett?

 

“Contro se stessi”, id.?

 

“E poi”, id. ?

 

O sono una furbata - il proverbiale “fare il furbo per non pagare dazio”?

 

Chi abbaia non morde?


spock@antiit.eu

Viricidi a Roma, nel Seicento

“Mogli avvelenatrici e mariti violenti nella Roma del Seicento” è il sottotitolo. Come dire una storia di “viricidi”. In esergo un “Le Donne sono state sempre un veleno della Natura!”, citazione dalla “Faustina”, il romanzo della figlia dell’imperatore Antonino Pio, del semi-dimenticato Antonio Lupis da Molfetta, attivo a Venezia nel Seicento. E subito dopo il bando pubblico: “Sabbato saranno impiccate in Campo di Fiore cinque donne artefici di veleno che uccideva senza darne verun segno”. Come nei casi di Poirot quattro secoli dopo. Il veleno era liquido, l’“acquetta”, una pozione non immediatamente letale, da somministrarsi a piccole dosi per più giorni.
Non un’epidemia. Un caso su cui la storica si è imbattuta in ricerche d’archivio, documentato dalle carte del processo, segreto. Di cui però dà il contesto. Con qualche precedente, che però non documenta un eccesso di avvelenamenti, né di venefici a opera di donne. Nella Francia medievale sono vittime degli avvelenamenti quasi sempre uomini, l’89 per cento. Ma tra gli autori dei venefici solo una su quattro è donna. “Nell’Inghilterra della prima età moderna”, Cinque-Seicento, “solo56 degli oltre 3.600 casi di omicidio presi a campione sono di avvelenamento”, e solo 34 ascritti a mano femminile. A Roma tra 1535 e 1630 il tribunale criminale esamina solo 29 casi di veneficio, su circa 3.500 procedimenti, di cui solo 11 vedono imputate donne, e per lo più in concorso con uomini.
Il caso qui documentato e raccontato si direbbe quindi unico. Ma poi un lungo capitolo intrattiene su “memoria e fortuna dell’acquetta!”. In tutta Europa, nell’immaginario e nella realtà. Benché il processo romano fosse stato segreto. Il “dopo” si direbbe, al contrario del “prima”, un’epidemia. Mentale e pratica. Una “Memoria” che è già un libro a parte, sulla formazione dell’opinione pubblica. E probabilmente sui tanti processi e le stragi di stregoneria, che imperverseranno oltralpe.
La ricostruzione del processo e della condanna è anche uno spaccato di Roma a metà Seicento. Della conformazione e la vita nella città. Specie nei ceti e gli ambienti popolari.
Una corposissima ricerca, con molti materiali d’archivio. Assortita da una bibliografia di 40 pagine.
Feci, specialista di storia delle donne in età modenra, Cinque-Seicento, specie a Roma, su “diritti e patrimoni”, su “linguaggi e politiche del diritto”, sulle strategie e pratiche di autodifesa, tratta la vicenda come una forma di autodifesa. Da mariti o avventurosi compagni violenti, e\o nullafacenti, e\o ubriaconi. Ma, poi, le donne sono state implicate, giudicate cioè colpevoli. La stessa storica dice l’acquetta “uno dei complotti tutti al femminile della storia”, anche se aggiunge “pochissimi”. Ma non era il secolo anche, come lei stessa ricorda, di Artemisia Gentileschi, di Cristina di Svezia, della Monaca di Monza? Cioè di una condizione femminile certamente svantaggiata ma non repressa - non una situazione da donne velate.
Simona Feci, L’acquetta di Giulia, Viella, p, 366 € 28

lunedì 31 marzo 2025

Secondi pensieri - 557

zeulig

Ambizione - “È solo i moribondi che sono liberi dall’ambizione”, Graham Greene fa dire al suo personaggio Dreuther, ricco, potente e svagato, in “Loser takes all”: “E loro probabilmente hanno l’ambizione di vivere. Alcuni mascherano la loro ambizione - e questo è tutto”.

Democrazia - È verità - le procedure (voto, rappresentazione, istituzioni) vengono dopo, tutte buone e cattive.

 
Digitale - “Una specie di Stato fallito” lo dice Giuliano da Empoli parlando con Stefano Montefiori del suo libro “L’heure des prédateurs” su “La Lettura”, “con dinamiche simili ovunque, dagli Stati Uniti alla Corea del Sud alla Nigeria.”
Di Stato fallito nel senso del disordine organizzato: “Non è il mondo reale, democratico, che colonizza lo spazio digitale. Accade il contrario: è la Somalia digitale, con le sue logiche, le sue dinamiche, i suoi personaggi, a conzionare il mondo reale”.
Il problema è quel “reale”: non è più reale il digitale, più dello “Stato democratico”, cioè autocratico (burocratico)?
 
Eugenetica - È in essa che s’inquadra l’eutanasia: la buona morte nella buona razza. L’avviso cinque anni fa della Siaaarti, la società italiana degli anestesisti, di fare posto negli ospedali ai più forti prima che ai più deboli, minimizzato e anzi occultato in Italia, è stato ripreso in grande dai media Usa, dove è forte la teoria (e forse la pratica) della “buona morte”, o “morte misericordiosa”, in greco eutanasia: la morte con una spintarella, medica. Nella tradizione eugenistica, ormai secolare, della purezza della razza. Opera dell’avvocato Madison Grant, che la teorizzò in “The passing of the Great Race” - non di una corsa, automobilistica o podistica, ma della “razza grande”, nordica – nel 1916, e la mise in pratica promuovendo una serie di leggi: per l’immigrazione negli Usa, restrittiva per i latini, gli slavi e gli asiatici neri; contro la misgenation, i matrimoni interraziali; e per la “morte misericordiosa” dei poveri. Con l’amico e socio Theodor Roosevelt, poi presidente Progressista e Nobel per la pace, col quale fondò nel 1895 la New York Zoological Society, al fine di bloccare l’emigrazione dall’Est e Sud Europa e sterilizzare gli immigrati da quelle zone: italiani, iberici, balcanici.
Il blocco divenne legge, e la sterilizzazione fu libera fino a tutti gli anni Venti, fino a che la Depressione non la rese onerosa. La sterilizzazione dei poveri fu invece coatta e si praticò su larga scala, diecimila casi nella sola California. Il giudice Oliver Wendell Holmes jr., pilastro del liberalismo americano, e per trent’anni della Corte Suprema, fino ai suoi novant’anni, la autorizzò nel 1927, quando di anni ne aveva 86, anche per i “mentalmente disabili”. Bisogna temere i vecchi?
Le leggi americane in tema di immigrazione, razze, procreazione e “buona morte” furono studiate da Hitler, prima di varare le leggi razziali di Norimberga, contro gli ebrei e altre minoranze, e la legge denominata Aktion T 4, per l’eliminazione “indolore” dei minorati, fisici e mentali. Molto “Mein Kampf” si rifà esplicitamente a “The passing of the Great Race”.
Nell’autunno del 1935, dopo l’emanazione delle leggi di Norimberga, una delegazione tedesca di 45 professori di diritto sbarcò a New York per approfondire le leggi selettive americane, accolta con grandi onori. 
Una eco della crociata e delle leggi eugenetiche in tema d
’immigrazione si ha oggi nella proposta Trump di favorire l’immigrazione negli Usa dei bianchi del Sudafrica.

Nazione È la stirpe? Più diffusa, dacché rientra nel nazionalismo, quindi ormai da due secoli e qualche anno, dalla “rivoluzione” napoleonica contro gli Stati dinastici, è quella che si costruisce storicamente. Alexandre Koyrè ne sintetizza due elementi ricorrenti (“La quinta colonna”, p. 19 n. 8): “L’unità nazionale emerge dall’unità dinastica e la sostituisce; oppure si oppone all’unità dinastica e finisce per distruggerla; i legami religiosi rimangono e rafforzano o, al contrario, indeboliscono il legame nazionale - una minoranza religiosa è sempre sospetta”.

Ma, di fatto, passando cioè sopra all’ideologia della nazione stessa, o della liberazione napoleonica, non si sa - è discutibile - se ha fatto più per la nazione, per la liberazione dei popoli, il nazionalismo, p.es. i “primati” ottocenteschi, dell’Italia, della Germania, delle tante tribù slave, oppure il concetto monarchico, del re protettore dei suoi sudditi, della loro vita, della sopravvivenza, della libertà. P. es. nelle guerre di Giovanna d’Arco, della resistenza francese con l’occupazione inglese. O dello zar  di Russia contro Napoleone.


Storia - Si contesta alla commissione incaricata dell’adeguamento dei programmi scolastici di avere aperto le sue proposte con la frase: “Solo l’Occidente conosce la storia”. Con l’obiezione semplice, quasi ovvia, che è un’affermazione d’ignoranza (e l’India allora, e la Cina, e gli Inca e gli Aztechi, e il mondo intero?). Ma senza distinguere fra storia come eventi e storia come storiografia - ricostruzione e analisi (ragionamento) degli eventi. È possibile?

Non tutte le contestazioni sono “politiche” (tra destra e sinistra, conservatori e progressisti, e altre categorie giornalistiche), ci sono delle critiche anche “pensose”. Quindi abbiamo già smarrito anche questa, pur così semplice, fondamentale distinzione?


Verità - Si dice negli atti giudiziari “la verità a verbale”. La verità cioè evade nel segreto, è il segreto non segreto dei Carabinieri - dell’Autorità, o comunque di chi la “accerta”. È cioè un invito (un’apertura) alla rivolta, alla contestazione dell’Autorità.
 
Tradire è allora possibile, non solo rivoltarsi. Come lo è (stato) essere traditi, dai Carabinieri. E così lo spergiuro: è l’effetto della verità, che non vuole concorrenti.
Ma non necessario, molti si divertono senza malanimo, per superficialità o superbia.
Diverso è se si muore. La verità deve andare oltre la vita.

zeulig@antiit.eu



La guerra per il Canada e gli altri allargamenti Usa

Si accredita il Trump imperialista, che “vuole”, per ora, il Canada, la Groenlandia e Panama come unamerican, contrario alla tradizione americana. E invece le acquisizioni, per denaro o come semplici annessioni, sono ciò che connota gli Stati Uniti nella storia, degli Stati e anche degli imperi - compreso l’impero romano sul quale i padri della patria americana intesero conformare il Paese.
Il primo passo fu l’acquisto della Louisiana dalla Francia, nel 1803. L’ultimo l’acquisto dell’Alaska, dalla Russia, nel 1867 (per 7,1 milioni di dollari, che oggi ne varrebbero 120).
La Louisiana del 1803 non era lo stato di oggi, ma poco meno di un terzo degli attuali Stati Uniti, a sinistra del Mississippi, degli Stati Uniti originari, dal golfo (ex?) del Messico su fino al Canada. Lasciando fuori la Florida un alto, dall’altro i cosiddetti “territori spagnoli”, praticamente un altro terzo degli Usa oggi, con gli attuali Texas, Nuovo Messico, Arizona, Colorado, Utah, Nevada, California. Per sapere che cosa aveva comprato, il governo americano organizzò una grossa spedizione di scoperta, la Lewis e Clark,1804-1806 - una spedizione in pieno stile coloniale, con gente capace di leggere i quadranti, gente capace d’intendere le lingue locali, gente in contato con altra gente un po’ più avanti (le guide). La spedizione viene ritenuta ora l’atto di avvio della “corsa al West”.
La Florida è stata annessa poco dopo, nel 1812, ufficialmente per far fronte alle incursioni che da quel territorio gli indiani effettuavano negli Stati Uniti. Nello stesso anno si fece guerra all’Inghilterra per il Canada. In questo caso l’Inghilterra poté resistere, grazie alla flotta, e nel 1818 si fece un accordo per definire il confine al 49mo parallelo. Ma gli Stati Uniti continuarono ad allargarsi, anche con la forza, e sottrassero al Canada l’attuale Nord-Ovest, gli stati Oregon e Washington - acquisiti formalmente nel 1846. Altri tentativi - infruttuosi - di annessione del Canada si ebbero dopo la guerra civile, tra il 1865 e il 1870.
L’acquisizione dei “territori spagnoli” fu fatta a pezzi e bocconi nella prima metà dell’Ottocento fa fatta senza pagare. Con incursioni di bande armate, con l’introduzione di coloni, con la “difesa” dalle ostilità locali, degli indiani. Per il Texas si dovette fare una guerra contro il Messico, conclusa nel 1845.
Nella guerra di Fine Secolo contro la Spagna, la splendid little war del 1898, avviata in seguito all’affondamento a Cuba della corazzata in semi-disarmo “Maine” - un affondamento misterioso, forse un autoaffondamento - gli Stati Uniti si presero Guam e Porto Rico, insieme con Cuba e le Filippine. Un’ondata di rivalsa si suscitò in America “Remember the Maine! To Hell with Spain!”, che portò alla “splendida piccola guerra” contro la Spagna. Cuba si proclamò indipendente - ma fino al 1958 sotto protettorato americano informale. Le Filippine resistettero variamente, e nel 1946 ebbero riconosciuta dagli Stati Uniti l’indipendenza. Lo stesso anno le Hawaii, su cui gli Stati Uniti esercitavano da vent’anni il protettorato politico-militare, si offersero a Washington, come territorio americano - Pearl Harbour, che portò gli Stati Uniti alla guerra nel 1941, è nelle Hawaii.
George Washington vedeva i futuri Stati Uniti come “la creazione di un impero”. E subito dopo la nascista, il liberale Jefferson ne auspicava l’allargamento in quanto “impero della libertà”. 

C'è affarismo in America

L’America di Trump un secolo e mezzo fa? O è l’America di sempre? Ciclica naturalmente, con alti e bassi e deviazioni, come tutto, con aperture e chiusure, generosa e truce, onesta e corrotta, puritana e svergognata, democratica e non. Però, questo sì, sempre America dal destino speciale, non uno fra i tanti. Un po’ missionaria si direbbe - anche nel faceto Twain, di questo e altri libri.
“The Gilded Age” è il titolo, l’età dell’oro, ma non nel senso classico, dell’eden, in quello proprio, del materiale, della ricchezza. Un romanzo che ha dato il nome a un’epoca, gli anni 1870, che si sarebbero meglio detti in America della Ricostruzione, poiché successivi alla guerra civile, ma furono invece anni di corsa all’arricchimento facile e di corruzione. Gli anni delle due presidenze di Ulysses Grant (1869-1877), dell’affarismo, della corruzione politica, della “conquista del West”, violenta - lo stesso Twain, fra i tanti mestieri, aveva fatto anche il cercatore d’oro. Già sanzionata dal padre riconosciuto della patria poetica Walt Whitman, e successivamente da altro poeta celebrato, James Russell Lowell, nella “Ode al Quattro Luglio”.
Nel 1871 Whitman, già cantore dell’American Dream, del sogno americano o dell’innocenza, della natura e della purezza di spirito, aveva sporto denuncia con grande violenza verbale in quello che è considerato uno dei primi saggi moderni di politica comparata, “Visioni democratiche”.  Già contro il “partitismo”, contro cui si eserciterà la scienza politica di metà Novecento, “i partiti che usurpano il governo, selvaggi e voraci”. E contro il materialismo: “Non c’è mai stato qui, forse, più vuoto al cuore di oggi, qui negli Stati Uniti. I sentimenti genuini sembrano averci abbandonato”. Un appello ad “abbandonare i partiti; sono stati utili” ma “con viene non sottomettersi ai loro dittatori”. Contro l’affarismo si formò pure un partito, dei Riformatori Liberali, un partito d’opinione, e aristocratico, della deriva facendo carico alla politica di massa, cioè, in sostanza, all’egualitarismo, ma non isolato.
Il romanzo è molto altro, ma è soprattutto questo. È il primo romanzo di Mark Twain, scritto in tre mesi, così si vuole, e subito pubblicato. Tutto nel 1873. Scritto con l’amico Warren, giornalista introdotto e saggista, di famiglia puritana. Si finge scritto dai due amici su istigazione delle mogli, stanche delle loro lamentele sullo stato delle lettere in America: “Scrivetevelo da voi, il libro buono!” E tratta di molte cose: le famiglie, le “stranezze” femminili, la corsa al West. In una sorta di frenesia del fare, senza sentimenti morali - tanto più per il puritano Warner?
È un romanzo umoristico, quindi troppo lungo. Ma oggi risuona quasi contemporaneo.
Era uno dei vecchi volumoni Casini, curato da Luigi Berti, il dimenticato scrittore e poeta elbano, sodale di Luzi, Landolfi, Macri, negli ultimi sprazzi di Firenze, e di Quasimodo, traduttore importante di Dylan Thomas, Melville, Robert Penn Warren.
Mark Twain- Charles Dudley Warner, L’età dell’oro, Mattioli 1885, pp. 560 € 16
Elliot, kindle, pp. 670 € 9
Casini, pp. XII- 678 € 10,38

domenica 30 marzo 2025

Dazi e destre, rieccoli

Si ritorna a dazi e contingenti come un secolo fa, poco meno, a partire dal crac del 1929 e dalla Grande Depressione. E ai regimi autoritari, quanto meno di destra. Il crac economico, come sempre, a partire dagli Stati Uniti, dall’economia “libera”. L’autoritarismo in questo caso anch’esso americano, ma di origine, natura e diffusione più europea.
Negli anni 1930 erano una ventina i regini autoritari in Europa, sulla traccia aperta dal fascismo - o dalla rivoluzione bolscevica. Italia e Germania naturalmente, e Portogallo e Spagna, e Austria, Baltici (Estonia, Lettonia, Lituania), Polonia, Balcani (Ungheria, Jugoslavia, Albania, Romania, Bulgaria, Grecia), la Finlandia, e la grande Unione Sovietica, comprensiva di Russia, Ucraina, Bielorussia, e il Caucaso (Armenia, Georgia, Azerbaigian).  
Oggi le destre europee non sono più “autoritarie”, sono tutte più o meo costituzionali, ma sono di destra, almeno nell’opinione pubblica se non al governo, una buona ventina dei 27 paesi dell’Unione Europea. Finlandia, Svezia, Baltici, Olanda, Portogallo, Ungheria, rieccoli Serbia, Croazia, Grecia, Italia. Con una forza crescente, e dominante nell’opinione, in Germania, Francia, Austria, Romania.

Grasse risate se scorrette

Il Feydeau più Feydeau che c’è, di equivoci e risate, resuscitato da

Rifici, a lungo assistente di Ronconi, e poi a lungo direttore della

scuola di teatro a Ronconi intitolata dal Piccolo di Milano. 

Seriosamente? Un adattamento geniale, un fuoco d’artificio

di invenzioni sceniche, mimetiche, dialogiche. Pareggiato

dalla semplicità: fondale e quinte ridotte a un semplice,

miracoloso, armadio. E un nugolo di equivocanti che

sono insieme comici, mimetici (trasformisti), saltimbanchi,

fini dicitori e anche musicisti. In un susseguirsi incalzante di

buffonate, da farsa. Scandito da scene da applauso, com usava nel

vecchio teatro.  

Feydeau nel 2025, tra woke, diritti, e correttezze - un autore e una

commedia per definizione scorretti? Eppure c’è. Prodotto da Lugano

Arte e Cultura - col Piccolo di Milano, certo. Dalla cui scuola

sono gli attori versatili, polivalenti, dicitori, ballerini, saltimbanchi,

mimi, cantanti, musicanti. Ma la prima risata, incerta, isolata, è venuta

dopo venti minuti. Il primo applause da scena madre, tiepido, dopo

un’ora. Il pubblico “impegnato”, come si diceva prima del 

woke, non riconosce più una commedia - grasse risate e molti applausi

s’immaginano in un’arena popolare, in teatro  da piazza.

Georges Feydeau (Carmelo Rifici), La pulce nell’orecchio, Teatro Il

Vascello, Roma

sabato 29 marzo 2025

Problemi di base geostorici - 850

spock


Il Canada, una piccola enclave tra l’Alaska e i Grandi Laghi?
 
Quand’è che il Messico si è staccato dal Texas?
 
Ma, poi, l’America non era dei vichinghi, passando per la Groenlandia?
 
Trump ci fa o ci è, il capo del mondo libero?
 
Il mondo libero non è più libero?
 
“In un mondo rovesciato, il vero è un momento del falso”, Guy Debord?
 
spock@antiit.eu

Il banco vince sempre, o no

Il contabile della ditta risolve a Londra un problema al Grande Capo, che lo omaggia di una luna di miele pagata al Grand Hotel di Montecarlo. Dove gli dà appuntamento ma non si fa vedere. Le cose si mettono dunque male, ma no problem. L’albergo gli anticipa graziosamente milioni, poiché è ospite del magnate. E a Montecarlo c’è il casinò. Dove il ragioniere matematico rischia di diventare non solo milionario, ma addirittura padrone della ditta.
Non un giallo, non ci sono morti, ma molte curiosità e ribaltamenti, dentro l’ordinario, sul solco del giallo all’inglese, benché - o per questo - totalmente irrealistico. A margine, una parodia feroce del modo di (non) essere della finanza - allora come oggi: tecnicamente irreprensibile.  
Un “divertimento” dello scrittore “cattolico”, senza politica e senza il “fattore umano”, scritto nel 1955 e subito tradotto, ma poi derelitto, e ora quasi introvabile. Che invece meriterebbe.
Graham Greene, Vince chi perde

venerdì 28 marzo 2025

A Sud del Sud - il Sud visto da sotto (588)

Giuseppe Leuzzi


Buio in sala, pagato dal Sud

“U.S.Palmese”, l’ultimo film dei Manetti Bros, ha tutto per essere recepito come un film di culto. Il calcio di oggi, tutto social e influencer, contro la passione antica, il club del cuore (l’identificazione), la partita come sfida e come sogno, i derby o le passioni paesane, di quartiere, di ceto, politiche, contradaiole. E la raccolta dei fondi, poveri e ricchi uniti nella lotta. Se non fosse ambientato in Calabria. Ma, per dire, a Cervignano del Friuli. O a San Miniato (ex) al Tedesco.
La nomea della Calabria è di ostacolo anche alle piccole cose - in questo caso al successo commerciale del film. Oltre che all’autostima.
La Calabria Film Commission, che ha finanziato questo (interamente girato a Palmi, con qualche posa a Milano) come tutti i film che mostrano un qualche riferimento alla Calabria, è un caso macroscopico di autolesionismo, trattandosi di capitali, per quanto irrisori, investiti nelle ‘ndranghete. Altrove c’è più cautela. Soprattutto in Puglia, che è riuscita a ribaltare in pochi anni la sua immagine, ora prospera e grassa, e sorridente. Ma anche in Sicilia, e naturalmente a Napoli.
 
Il Gattopardo della Grande Madre Mediterranea
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, poi autore del “Gattopardo”, Caterina Cardona, che ne editava a mezzo secolo fa la corrispondenza con la moglie (“Un matrimonio epistolare”), vuole a metà trattazione (p.95), dovendo incidentalmente menzionare la madre, figlio della della Grande Madre, “colei che comprende tutto, perdona tutto, sopporta tutto”. Ma di fatto fagocitando i figli, una Medea, seppure figurativa.
Figlio della “Grande Madre Mediterranea” in senso proprio, precisa la stessa Cardona subito dopo, la figura creata da Ernst Bernhard, il non dimenticato analista junghiano. “Riconoscibile nei miti di Demetra e Persefone, primitiva e inconscia, che quanto più vizia i suoi figli «tanto più li rende dipendenti da sé»”. Li rende dipendenti da sé viziandoli.
Tomasi di Lampedusa, il futuro autore del “Gattopardo”, giovane trentaseienne, scrive da Palermo alla sua amata futura moglie a Stomersee in Lettonia che si alza “alle nove e dieci”. Fa la colazione che il servo gli porta. E non fa più nulla tutto il giorno. Per tre volte al circolo, mattina, pomeriggio, dopocena, qui con i cugini, “e all’una rientro”, all’una di notte. Completa la routine quotidiana la passeggiata con la madre: “Alle sei esco con mia Madre, a piedi. Percorriamo via Ingham, il Politeama, via Libertà e andiamo a prendere un cremolato di fragole e crema (molto buono). Dopo di che alle sette e un quarto deposito mia Madre da sua sorella, cioè proprio di fronte alala gelateria, e vado al Circolo dove mi applico a scandalizzare le anime timorate…”.
Anche in guerra, “tra il ’40 e il ‘43”, spiega Cardona, “Giuseppe scrive a sua moglie quasi tutti i giorni. Non ha niente da dire”, non potendo più parlare della madre, in rotta con la moglie, “di altro non si cura, la guerra, i bombardamenti, l’invasione, e denuncia la fatica del cercare qualcosa da raccontarle”. Prima del “Gattopardo”, un Buonannulla.
L’inerzia personale poi diventerà capo d’accusa nel romanzo. Quando don Fabrizio dice: “Il peccato che non perdoniamo è quello di fare”. Ma lo dice della Sicilia.
 
La liberazione della Sicilia
Raleigh Trevelyan, “Principi sotto il vulcano”, il “romanzo” delle famiglie inglesi di Sicilia, Ingham e Whitaker, ha una pagina, 383, sulla liberazione della Sicilia nel 1943:
“L’11 giugno 1943, Pantelleria fu occupata dagli alleati, la cui unica perdita consistette in «un soldato morsicato da un mulo». Subito dopo, ci fu la conquista di un’altra isola, Lampedusa. Arresasi a un aviatore britannico atterratovi per errore, essendo rimasto senza benzina. L’inizio dell’invasione della Sicilia, la cosiddetta ‘Operazione Husky’, ebbe luogo il 19 luglio, e fu preceduta da violenti bombardamenti su tutte le maggiori città dell’isola. Gli sbarchi avvennero a Licata e a Gela. Quattro dei cinque traghetti usati dai tedeschi nello stretto di Messina furono affondati, e della cattedrale di quella città rimasero soltanto le mura esterne. Gravemente danneggiata fu anche la biblioteca universitaria, ma per fortuna la preziosa collezione di manoscritti greci era stata trasferita a Bronte. Anche Catania venne duramente colpita. Il museo di Marsala, che ospitava molti dei reperti di Mozia, e il baglio Woodhouse furono completamente distrutti, e andarono perduti tutti gli archivi dei Woodhouse, degli Ingham, dei Whitaker e dei Florio. Il Ginnasio Romano di Siracusa fu anch’esso gravemente danneggiato sia dalle bombe che dai vandali, ma la sorte peggiore toccò a Palermo: vaste zone della città furono rase al suolo, e oltre sessanta chiese, in gran parte barocche, furono distrutte o gravemente danneggiate.
“Come ebbe a dire lo stesso generale Patton, per una profondità di due isolati a partire dal fronte del porto, praticamente ogni casa fu ridotta a un mucchio di macerie”.
 
Le due Sicilie sono tre
C’è fra le “due scritture” siciliane della Sicilia - di cui alla precedente rubrica - una terza posizione, di amore e ammirazione incondizionati, per la natura. Esemplificata da Tomasi di Lampedusa, nel “Gattopardo” e poi ancora ne “I luoghi della mia prima infanzia”. In Tomasi la sicilitudine è “l’amore abbagliato, commosso per il paesaggio ed il clima siciliano” che il suo allievo Francesco Orlando molti anni dopo (“Ricordo di Lampedusa”) scopre con stupore nel suo sempre pudico, diminutivo, maestro.
Nei “Luoghi”, oltre che nella corrispondenza con la moglie sempre lontana, questa speciale sicilitudine emerge costante. Rivendicata subito, fin dall’infanzia, in antitesi con Stendhal che la sua infanzia ricordava come tempo di tirannie e prepotenze: “Per me l’infanzia è un paradiso perduto. Tutti erano buoni con me, ero il re della casa. Anche personaggi che poi mi furono ostili” - al lettore promettendo-minacciando “un Paradiso Terrestre e perduto”.
Nel febbraio del 1943, scrivendo alla moglie “Licy” della loro futura casa a Palermo ha occhio solo per la natura: “La campagna è incantevole, tutta in toni di grigio molto delicati; il grigio argenteo degli ulivi si fonde con il grigio perla del cielo, e i mandorli già fioriti gettano lievi sul paesaggio ombre di luce bianca rosata e rosa biancastra…. Il mare sembra di latte e le isole vi sono poggiate sopra come dei grossi fiocchi di fumo…. Intorno alla nostra futura casa i limoni sono carichi di frutti. C’è un albero stranissimo carico nello stesso tempo di grossi limoni e di grosse arance…”.
Qualche giorno prima, dello stesso mese di febbraio, ha scritto,  benché non immemore della guerra: “La campagna è piena di rose rosse, di mandorli fioriti, di narcisi selvatici, e con gli alberi carichi di limoni è veramente una bellezza. Ma proprio a un passo quante atroci cose accadono….”..
 
Cronache della differenza: Napoli
È il centro e il cervello del raggiro anziani. In forme sofisticate, con eccesso di capacità  organizzative (i riferimenti per i controlli, assicurativi, di polizia, di sanità, etc., anche bancari) e di introspezioni psicologiche. A danno di persone forse deboli, ma senza violenza e con abilità - tatto, ragionevolezza, generazione di ansie, di colpevolezza, etc.. Il vecchio furto con destrezza aggiornato alla terza età e alle vite in solitudine. Con le usate capacità mimetiche, attoriali, registiche. Però, quanta energia e managerialità, applicata al delitto.
 
Si segnala perfino per la “gestione” del reddito di cittadinanza. Con la vecchia regolamentazione, lassista, di Conte e con quella, restrittiva, di Meloni. Molti percettori lo hanno percepito senza aver fatto domanda e senza nemmeno sapere a opera di chi - cioè sapendo di avere mille euro da “qualcuno”. Il delitto perfetto?
 
Del resto a Napoli e dintorni non esiste nemmeno un elenco delle case popolari su cui basare la graduatoria degli aventi diritto - si sa che ce ne sono e che sono abitate. Lo dice Meloni, ma nessuno obietta.
 
“Conobbi Raffaele (La Capria) solo negli anni Ottanta, a una cena da Giosetta Fioroni. Capii subito che anche lui, come me”, chi parla è Elisabetta Rasy, “era fuggito da Napoli”. Una città da cui “si fugge” – si fuggiva perlomeno, fino a non molti anni fa. Senza rimedio?
 
Salvo la nostalgia: “La nostra amicizia”, continua Rasy parlando sempre di La Capria, “crebbe sul sentimento della perdita. Su qualcosa che la città, nonostante tutto, ci aveva donato e che si era smarrita!”. Negli stessi anni anche scrittori che per Roma avevano abbandonato Milano. Ma senza acrimonia – giusto quel pizzico per insaporirne il racconto. Si può emigrare senza risentimento, ma con Napoli non avviene?
 
Non si ricordano regine sabaude o italiane – giusto Maria José, per un mese o due. Se ne ricordano invece di napoletane. Spose, e quindi straniere, ma a Napoli attive e onorate. Anche la sabauda Maria Cristina, ora beata, madre dell’ultimo re, cacciato dai Savoia. Maria Sofia, sorella di “Sissi” e sposa di Francesco II, che regnò meno di due anni, è ancora onorata per la tenacia, e la capacità politica. Dopo l’invasione francese del 1799 fu la teutonica Maria Carolina a dare battaglia nella penisola, dal rifugio di Palermo, in collegamento con metà delle cancellerie europee.


Un’altra Absburgo, Maria Teresa, sposa di Ferdinando II, il penultimo re, provò a salvare il regno col suo proprio figlio Luigi invece del figliastro “Franceschiello” - ma era del partito reazionario.
Molte storie se ne fanno, ma come di esseri avulsi da Napoli, mentre erano ben “napoletane”.
 
“Qui manca un centro sportivo. Non c’è un settore giovanile”, lamenta Conte, l’allenatore del Napoli, che potrebbe (ri)vincere lo scudetto. Manca sempre qualcosa per il “decollo” economico. L’ingegnosità supplisce all’accumulazione – la struttura, l’organizzazione, la tenuta o durata - essenziale alla crescita stabile, allo “sviluppo”.
 
Finalmente a Napoli, dopo il lungo “esilio” a Palermo, Ippolito Nievo ne scrive il 2 febbraio 1861 alla cugina Bice un po’ estasiato: “Quella bella Svizzera Meridionale che circonda Napoli” detto delle ville vesuviane. Ma poi le dice: “Ti accorgi che vo diventando tronfio come un Napoletano?”
 
Precedentemente, ottobre 1860, uno dei fratelli minori di Ippolito Nievo, Carlo, mentre era accampato a Sessa Aurunca, in attesa dell’assalto alla fortezza di Gaeta, gli scriveva: “Fin ora sul Napoletano non vedi che paesi da far vomito al solo entrarvi, altro che annessione e voti popolari! dal Tronto a qui dove sono, io farei abbruciare vivi tutti gli abitanti, che razza di briganti! passando i nostri generali ed anche il Re ne fecero fucilare qualcheduno; ma ci vuole ben altro!”
 
Virgilio, mantovano di nascita, fu napoletano di adozione. Il personaggio più dimenticato a Napoli, fra tante celebrazioni cittadine, patrie, storiche, sentimentali.

Tutto sa di detto, a Napoli e dintorni, esibito, gridato, piazzaiolo, poi viene fuori una superatleta del volley, Monica De Gennaro, che ha 38 anni, dice il giornale, e da dieci è il libero più forte del mondo, di cui nessuno sa nulla tanto è riservata - mentre la campionessa da cui ha preso il testimone, Francesca Piccinini, bergamasca, faceva e fa di tutto, copertine, gossip, calendario Playboy, e tutte le trasmissioni tv.

La metropolitana che si ferma, per molte ore, “per le troppe assenze dei guidatori”, in effetti è proprio teatro. 


leuzzi@antiit.eu


La Resistenza “rossa” a Hitler

La storia di Hilde a Hans Coppi, incarcerati e condannati a Berlino a fine 1942 come membri dell’“Orchestra Rossa”, una rete di spionaggio in favore della Russia comunista durante la guerra. Lui impiccato il 22 dicembre, lei ghigliottinata il 5 agosto 1943 - avendo partorito il 27 novembre, l’esecuzione della condanna fu ritardata degli otto mesi previsti per l’allattamento al seno.
Coppi, tornitore, attore, figlio di comunisti, era stato fermato la prima volta a sedici ani, per aver volantinato al liceo il film “Cameratismo” di Pabst che celebrava l’amicizia franco-tedesca sullo sfondo della Ruhr occupata. Il figlio della coppia, Hans Coppi jr, è storico della Resistenza. Di molti campi di concentramento politici, e anche dell’“Orchestra rossa” di cui i genitori sarebbero stati parte, di Arvid Harnack e Harro Schulze-Boysen che l’avevano organizzata, con la moglie di quest’ultimo, Libertas. Sulle sue ricerche è in larga parte costruito il film.
Un raro film sulla Resistenza tedesca. Come per pareggiare l’unico altro, vent’anni fa, “La Rosa Bianca - Sophie Scholl”, sulla memoria cattolica della Resistenza, recuperata negli anni di Giovanni Paolo II.
La Germania non ha ha una festa della Liberazione. E ha poche memorie, ricerche, analisi sulla Resistenza, pur avendone avuta la più ampia e la più perseguitata che in ogni altro paese europeo, Italia e Francia comprese. Già nel 1933, a pochi mesi dall’ascesa di Hitler al cancellierato, un migliaio di campi di concentramento erano stati allestiti per i “politici”.
Andreas Dresen, Berlino Estate ‘42


P.s. - Sull’“Orchestra rossa” si trova un raro passaggio in Astolfo, “Non c’è anarchico felice”, pp. 385-387:
“Nipote del grand’ammiraglio Alfred von Tirpitz, Harro Schulze-Boysen fu membro a sedici anni del Jungdeutschen Orden, la lega giovanile nazionalista, antisemita, e due anni dopo ne fondò una sua, la Volksnationale Reichsvereinigung, di borghesi e agrari. Altri due anni e lanciava col periodico francese Plans un progetto d’unione economica europea a base collettivista, editava la rivista Der Gegner, l’oppositore, e organizzava incontri della gioventù rivoluzionaria europea. Hitler non ne apprezzò gli obiettivi, tra essi l’abolizione del sistema capitalista, e nel ‘33 fece chiudere Der Gegner e arrestare i redattori. Harro riemerge nel ‘35, a ventisei anni, con un circolo di artisti e funzionari che pubblica scritti antinazisti. E quando in guerra, tenente della Luftwaffe, ebbe accesso a documenti militari riservati, li passò all’ufficio informazioni dell’Urss, che fino al ‘41 restò aperto a Berlino. Finché non incontrò Anatolij Gurevitch, alias “Vicente Sierra”, alias “Kent”, agente sovietico a Bruxelles: il controspionaggio decifrò i sette dispacci radio nei quali i loro colloqui furono riassunti a Mosca, e i complimenti di Stalin. Il 31 agosto ‘42 Harro fu arrestato, il 22 dicembre impiccato, con la moglie Libertas.
“Per Montanelli storico Harro è “un intellettuale surrealista”. Per la Gestapo Harro e Libertas dirigevano la Rote Kapelle, l’orchestra rossa, di spie dell’Urss. Libertas Haas-Heye, che aveva sposato nel ‘36 il coetaneo e altrettanto bello Harro, era nipote del principe Philipp von Eulenburg, il consigliere fidato di Guglielmo II. Eulenburg era antimperialista, ma era stato compagno di giochi in gioventù a Capri e Taormina del kaiser e ne copriva le debolezze, anche sessuali – “Il cannone è quella cosa\ che in Germania s’è ingrossato,\ or lo trova esagerato\ anche il principe Eulenburg”, canterà Petrolini. Agevolmente i bismarckiani lo costrinsero a vita privata nel castello di Liebenberg, il monte degli amanti, in compagnia della moglie, la contessa svedese Auguste von Sandeln, alla quale aveva pur fatto sei figli. Maximilian Harden prima lo ricattò e poi l’accusò in vari processi di sodomia, Karl Kraus inutilmente lo difese da Vienna.
“Terzogenita dell’ultima figlia del principe, Libertas nacque a Parigi. Crebbe tra Parigi, Garmisch e Londra, la famiglia transumava col padre, il creatore di moda Otto Haas-Heye, bello anch’egli e ricco, per ultimo a Berlino, dove Otto diresse il Museo di Arti Applicate, nell’edificio in Prinz-Albrecht che poi sarà sede della Gestapo. Libertas si educò nei pensionati svizzeri, e al ritorno in patria nel 1933 si entusiasmò per Hitler, aderendo alla sezione nazista aperta a Liebenberg dal barone Rudolf von Engelhardt, un cugino acquisito. Ma per poco. Andò a Berlino, fu addetto stampa della Mgm, e sposò Harro. Nei sette giorni di libertà goduti in più rispetto al marito Libertas bruciò carte e foto, ma 126 amici di Harro furono ugualmente arrestati, per un terzo donne. “Courte et bonne” era stata sua divisa e filosofia di vita da ragazza, il titolo del romanzo di Marie Colombier, l’attrice amica e poi acerrima nemica di Sarah Bernhardt, motto del Reggente libertino di Francia dopo Luigi XIV.
“Con Harro e Libertas furono giustiziati tra i tanti Hans Coppi, Arvid Harnack, Rudolf von Scheliha, tutti nel carcere di Plötzensee. Coppi, tornitore, membro del gruppo di Wilhelm Schürmann-Horster, attore, che sarà scoperto dopo qualche mese, era comunista militante dai sedici anni, per aver visto al Liceo Cameratismo, il film di Pabst che celebra l’amicizia franco-tedesca sullo sfondo della Ruhr occupata. Sua moglie Hilde Rake ebbe la condanna e l’esecuzione ritardate fino a che, il 27 novembre, non partorì, in carcere, il loro unico figlio Hans. Harnack, economista, il cui nonno aveva innovato la teologia luterana di Fine Secolo, maestro di Karl Barth, negatore dell’Immacolata Concezione, la divinità di Cristo, la resurrezione dei corpi, l’esistenza del demonio, e il cui zio Ernst sarà tra le vittime della furia di Hitler dopo il 20 luglio, fu arrestato il 7 settembre con la moglie Mildred Fish, poche settimane dopo essere diventato Oberregierungsrat al ministero dell’Economia, direttore generale.
“Si dice che i tedeschi obbediscono e basta. Ma almeno cento-mila si ribellarono a Hitler in guerra, non tutti renitenti, una buona metà si batté con la Resistenza in Grecia e Jugoslavia, qualcuno all’Est. In Ita-lia non si può dire, ma la presenza tedesca nella Resistenza “ha raggiunto dimensioni ragguardevoli”, dice lo storico Battaglia: “In tutte le regioni del Nord, senza eccezioni, è dimostrata la presenza di tedeschi nelle principali formazioni partigiane” - lo dice in tedesco, in convegno, a Vienna. A Civitella d’Arezzo la polizia tedesca ha contato 721 diserzioni nel solo luglio ‘44. A diciotto anni membro dei Freikorp, e dal ‘37 del partito Nazista, Harnack, creatore con Friedrich Lenz della scuola di economia nazionale, aveva costituito un Gruppo di studio dell’economia sovietica, Arplan, per pianificare il futuro della Germania dopo il nazismo. Dal ‘41 collaborò con la rivista sovversiva Die innere Front e dal ’42 con i servizi segreti sovietici, ai quali spiegò nei dettagli la Soluzione Finale, sulla base delle notizie attinte al ministero degli Esteri da von Scheliha. Sua moglie, cittadina americana, filologa all’università di Berlino, condannata a sette anni, fu giustiziata tre settimane dopo. Von Scheliha, arrestato il 29 ottobre con la moglie, poi liberata, fu impiccato il 22 dicembre”.

giovedì 27 marzo 2025

Ombre - 767

Platini assolto definitivamente, e mai condannato in dieci anni di processi, sulla base delle stesse carte dell’accusa. Ma condannato preventivamente, con l’imputazione nel 2015: “Per impedirmi di diventare presidente della Fifa”, commenta semplice. È successo in Svizzera, dove si sa che i poteri occulti sono reali. Ma di che sport stiamo parlando, quando parliamo di calcio? E di che giustizia?
 
L’intervista di Vespa a Meloni, per l’uscita del libro “La versione di Giorgia” con Sallusti, è senz’altro eccessiva - non è produttivo parlare per quasi un’ora in tv, un’eternità, con la faccia che occupa il monitor. Ma il “dead cat bounce” è un colpo di genio - l’economia dell’ultimo governo Conte che marciava a doppia cifra, perché usciva dall’inerzia, dalla gente chiusa in casa da mesi.
 
Anche “chiedersi cosa vuole l’interlocutore” non è male - specie in politica estera, con estranei. “La lingua mi favorisce nei colloqui, ma anche chiedersi che voglio io? che vuole ottenere lui?”. Per capire “dove c’è la convergenza”. E parlare con tutti, “non come usa in Italia, parlare con Germania e Francia, e poi basta”. Compresi gli africani, il “Sud globale”. E cercare di capire “se e come posso dare una mano”.
Un corso di diplomazia in tre battute. Con la conversazione “franca, di sì anche di no, e le persone si fidano”.
 
Preoccupante invece l’analisi dell’impoverimento delle classi medie, nel patrimonio e nei redditi da lavoro o professione (il giornalismo p. es.
) a opera del “mercato”, degli speculatori di ogni tipo, dall’“alta” finanza ai venditori di polizze. Questo è Platone, “la Repubblica”, 380 a.C., disponibile in molte edizioni, anche economiche. Possibile che solo Meloni ne abbia conoscenza?

 
Poche righe per Hamdan Ballal, uno degli autori del documentario “No other Land”, sulle pietraie di Masafer Yatta in Cisgiordania, da cui i coloni israeliani vogliono cacciare i (poverissimi) palestinesi che le abitano: “Arrestato uno dei registi di «No other Land»”. Mentre la notizia è che Ballal è sopravvissuto a un tentativo di linciaggio dei coloni. Per poi, pesto e sanguinante, essere arrestato dall’esercito israeliano. Arrestato e non soccorso. Lui e non i suoi aggressori.
 
Il giorno dopo Ballal viene liberato. Ha bisogno di cure? Dopo l’attacco del papa morente a Israele per i bombardamenti rinnovati su Gaza? Perché il troppo è troppo? E dire che “No other Land” è sciropposo, malgrado le violenze, dei coloni e dell’esercito israeliano, soldatesse incluse. Il solito sermone volemose bene, con i giovani, palestinesi e israeliani, che la sera esorcizzano le bestialità bevendo e fumando, insieme.
 
“Il vice-presidente Vance scrive al segretario alla Difesa Hegseth: «Se pensi che dovremmo farlo, andiamo. Io proprio odio salvare di nuovo l’Europa». Hegseth risponde: «Condivido totalmente il tuo disgusto per gli scrocconi europei. È PATETICO». Per sbaglio, nella chat per pianificare i raid Usa contro gli Houthi c’è il direttore dell’Atlantic”.
Per sbaglio? Includere in una chat segreta il direttore della rivista più feroce contro Trump? Trump ha subito “perdonato” il responsabile della Sicurezza Nazionale Walz, autore dello “sbaglio”. Chiunque in Europa ritiene di poter ritenere Trump e i suoi dei cretini.
 
“Grandi Opere. Tempo medio d’attuazione trent’anni”. Senza vergogna. Una legge sugli appalti che consente di aggiudicarseli al massimo ribasso per poi, intascata la prima rata, contestare il progetto e pretendere la revisione dell’appalto: meno lavoro, meno materiali, più soldi. Specialisti Ferrovie e Anas: alta velocità ferroviaria (Torino-Lione, Milano-Padova, Salerno-Rc, Palermo.-Messina-Catania) e autostrade (Salerno-Rc, Terzo valico dei Giovi). E la Metro C di Roma, che non sarà finita in trent’anni - già a tre (o trenta?) revisione prezzi?
 
Penalizzazioni in corsa e sberleffi per Ferrari. Che è la metà dell’attivo Exor, cassaforte di famiglia Agnelli-Elkann. E cambio di allenatore in corsa per fingere il salvataggio Juventus. L’impero Elkann fa crepe - crepare da ridere - da tutte le parti.
Ma nel calcio di più: il direttore tecnico Giuntoli, cui Elkann ha delegato poteri che suo nonno nemmeno a Boniperti, ha potuto spendere 234 milioni per tredici acquisti inutili, più una ventina per cacciare due allenatori anzitempo, e svendere gioielli come Hujsen, Kean, Fagioli e altri per spiccioli. E questo non è solo incompetenza: è materia penale.
 
Galli della Loggia scopre, oggi, che “mercato libero” è subire un profluvio di telefonate di call center accalappiacontratti, e la cosa diventa materia giornalistica. In trent’anni che questo “mercato” importuna i viventi il giornalismo non se n’era accorto?
 
Michele Magno, vecchio Cgil, Pci, Pds, Ds, Pd, recupera su “Start Magazine” un Berlinguer d’annata, su “Pattuglia. Settimanale della gioventù”, a. VIII, n. 12, 22 marzo 1953. Della gioventù comunista, di cui Berlinguer era capo. E in tale veste autore di due cartelle di “Gloria eterna al grande e caro Stalin!”, appena morto: “immortale”, “vero patriota”, “difensore della pace”, pur avendo “fatto della Russia il Paese più potente”, forgiatore dell’“uomo nuovo quale mai la storia ha conosciuto: l’uomo felice, il giovane eroe della vita socialista, il giovane libero dell’epoca staliniana”. Non erano noti i crimini di Stalin? Beh, sì. E Berlinguer era giovane ma di 31 anni.
Ai tanti film che ne alimentano il culto il particolare è sfuggito, ma l’abbiamo scampata bella.
 
Inni, gioia, esultanze per la Cina che prova e infilarsi nella coalizione europea dei “volenterosi”. Per tenere a bada Putin, e allontanare l’Europa dagli Usa. Semplice, no? Dagli Usa? Un’assurdità e una stupidaggine. Ma quanto gaudio sui media della “correttezza” politica. È l’ipercomunista Cina meglio del “fascista” Trump?
Si dice antifascismo ma è solo stupidità. Non si finisce mai d’imparare.
 
Alcaraz, Kyrgios, perfino Djokovic, più naturalmente ogni carneade, s’illustrano sui social - si autoillustrano - parlando male di Sinner. Poi vanno in campo, anche in piatti ricchi, e perdono. Hanno sprecato il fiato?
 
Sinner è un tirolese gentile che si presta a fare l’italiano. Ma perché sovraccaricarlo di “italianità”? Non basta che sia un ragazzo, magro e non atletico, gentile, e vincente, di che abbiamo bisogno, noi che non facciamo nulla per illustrare l’Italia, p.es. lavorare al meglio, con applicazione?
 
Le protezioni tutti azimut di Trump che mettono in crisi la tavola americana di Pasqua sembrano ridicole e lo sono. L’appello dell’ambasciatore Usa alle coccodè venete, a dieci giorni dalle minacciate dogane, perché facciano più uova sono roba da Crozza.
Manca pure la carne vaccina, e quindi che faranno gli Usa, chiuderanno i McDonald’s?
 
“Il decreto legge sulla «funzionalità delle pubbliche amministrazioni» … consta di 22 articoli, di 112 commi, alcuni lunghi sei pagine,… e contiene 255 riferimenti ad altre norme”. È semplice e incontestabile Sabino Cassese: come di fa a fare una legge sulla semplificazione che complica tutto? La Funzione Pubblica si è ridotta a una malattia – stupidità non può essere, in tale concentrazione.
 
Elkann dopo Tavares, o un collaboratore di Elkann, spiega alla Camera che produrre in Italia costa fino a due volte più caro che in Spagna o in Polonia, per costo dell’energia e condizioni sindacali. I deputati non ascoltano, o non capiscono. Fu per questo che l’illustre auto britannica scomparve cinquant’anni fa. E beneficiava del petrolio dei mari scozzesi, e dell’elettricità nucleare fatta in casa. Ma aveva pause caffè, pipì, sigaretta, straordinari rigidi, e malattie facili.

Della controrivoluzione, o del voto a destra

Si dice “quinta colonna” per dire nazionalismo. E di questo qui si tratta - p. 27, nota: “In tutto il mondo nazionalismo è diventato sinonimo di tradimento. Qesto è comprensibile: il nazionalismo è stato ovunque l’arma della controrivoluzione, così come il patriottismo è stato l’arma della rivoluzione” - la “quinta colonna è un fenomeno essenzialmente controrivoluzionario per il quale il nazionalismo funge da camuffamento”.
“I poteri legittimi hanno spesso avuto più paura della guerra - e intendono una guerra seria - che della sconfitta, e più paura della vittoria che della Guerra…. Il Senato romano temeva particolarmente la vittoria delle sue truppe” (pp- 29-30).
Una sola guerra dal 1914 al 1945, in tre tappe, p. 21, n.: “1) vittoria della rivoluzione in Russia, 2) vittoria della controrivoluzione in Italia e Germania, 3) guerra nazionale: guerra di conquista condotta dalle potenze controrivoluzionarie contro i Paese democratici in preda al dissesto sociale”.
Sul pacifismo, p. 35, n.: “La democrazia antica non è né pacifica né pacifista. La democrazia borghese moderna, se rimane sana, è pacifica ma non pacifista”.
Sulle origini del fascismo. P.37: “Fu la minaccia della rivouzione, e la grande paura che ne seguiva, a spingere la borghesia occidentale verso un’alleanza con i suoi nemici tradizionali e nuovi, le forze della tradizione e della contro-rivoluzione”.
“Quest’alleanza fu rafforzata, e persino cementata, da unfatto di capitale importanza, ossia l’estensione, legale o semplicemente effettiva, del suffragio universale, che minacciava le classi borghesi di perdere il loro ascendente politico proprio nel momento in cui le rovine finanziarie causate dalla guerra, di cui avevano sostenuto il costo, e l’inflazione che ne era la conseguenza, che aveva provocato o almeno accelerato il fenomeno, così ben descritto da Platone, della concentrazione della ricchezza e dell’impoverimento delle classi medie fecero perdere loro l’ascendente economico e fecero vacillare le stabili fondamenta su cui avevano costruito la loro esistenza”.
Senza fare la voce grossa tra fascismo e antifascismo, la modeata rilevazione delle cose come stanno - grande novità. A p. 40, n. 35: “La controrivoluzione non si riduce affatto a un complotto oligarchico, come viene comunemente frainteso. Il fascismo (il totalitarismo, la dittatura, la tirannia) ha fonti moltelici e profonde. L’oligarchia non crea la contro-rivoluzione: la aiuta e le chiede aiuto”.
Una riflessione di fine guerra, per porre il problema acuto in Francia, se la controrivoluzione (Vichy, collaborazione con la Germania) non riuscirà “a fare in tempo di pace ciò che non “è riuscita “a fare in tempo di guerra, ossia riconquistare le masse borghesi”. A “realizzare la controrivoluzione preventiva” tentata con Vichy, ma sotto occupazione.
“I nemici dei nostri nemici sono nostri amici”, 14
La Russia di Stalin - e quella di oggi, 25: “Non è per il regime sovietico, o la religione marxista, che la Russia combatte oggi, ma per la «patria sovietica», l’impero sovietico, cioè la Santa Russia. L’Impero Russo nel quale la struttura sovietica è diventata autoctona e in cui il compagno, o meglio il maresciallo, Stalin ha sostituito lo zar”.
E, più pregnanti di tutte, le considerazioni sul riemergere della destra, sulla controrivoluzione - forte della conoscenza di Platone, del Platone politico, di cui resta riconosciuto interprete principe. V. 32, n. 26: “Il termine «controrivoluzione» ha una cattiva reputazione… Ecco perché i più autentici controrivoluzionari - Hitler, Mussolini, Pétain, etc. - amano definirsi “rivoluzionari” e parlare di Rivoluzione Fascista, Rivoluzione Nazionale”. E: “Determinare l’esatto significato dei due termini è arduo. Basta osservare: a) che la controrivoluzione non è la restaurazione di uno Stato passato e che, di conseguenza, i reazionari che si uniscono alle forze controrivoluzionarie sono sempre - almeno in parte - ingannati; b) che la rivoluzione….significa un cambiamento totale, e la controrivoluzione il mantenimento, almeno parziale, dello stato di cose e del personale dirigente”.
Un saggio, meglio, note sparse, le cui tracce risalgono al II e III numero o volume (o al IV e V, il curatore non è preciso) di “Renaissance”, una rivista create nel 1943 dalla École Libre des Hautes Études creata a New York dagli esuli gaullisti nel 1943, insieme con la rivista - che avrebbe dovuto avere periodicità trimestrale, ma uscì sporadicamente, solo tre numeri nello stesso 1943 (in uno di questi numeri del 1943 Koyré aveva pubblicato il saggio “Sulla menzogna politica”.
La lunga nota editoriale del curatore Marco Dotti prova a raccordare l’interesse di Koyré per la “quinta Colonna” col suo passato, per la parte conosciuta, di giovane “informatore” dei servizi francesi in Russia, la sua patria di nascita. Infiltrato nell’esercito russo “con un grado fittizio… per consentirgli di trattare alla pari con gli ufficiali”. Della sua attività nei due anni successivi, nei quali riuscì a ottenere - documentate - due importanti decorazioni militari, la Croce di Guerra e la Croce di San Giorgio. E poi, dopo il ‘17, negli eventi rivoluzionari e contro-rivoluzionari.

Un saggio breve che è una fungaia di idee. Sulla guerra, p. 33: Contrariamente alla convinzione così diffusa incerti ambienti, non sono affatto gli «armaioli» e i «mercati di cannoni che, con le loro torbide macchinazioni, spingono i popoli alla guerra; non sono nemmeno i «capitalisti» che lo fanno per guadagnare sbocchi nei «mercati». Questo poteva essere vero ai tempi degli eserciti professionali, ma non lo è certo oggi. La guerra, ai giorni nostri - e forse lo è sempre stata - è soprattutto un affare nazionale. E sono i popoli, ora, a farla”.

Un saggio apparso random su una rivista random, molto disordinato, scritto evidentemente all’impronta, come di riflessioni sotto forma di appunti. Disordinato. Alcune, anzi molte, considerazioni sono in nota, come occasionali, marginali. Un saggio seminale, confrontato dalla ricerca-memoria storica, anche se con difficoltà, per i tanti suoi punti eretici o controversi.

Alexandre Koyré, La quinta colonna, Meltemi, pp.76 € 10